Bergamo (Adnkronos/Ign) – ''In mano hanno solo un'intercettazione ed elementi ancora più deboli''. A parlare è Giovanni Fedeli, a capo dello studio legale per cui lavora Roberta Barbieri, l'avvocato che difende il ventiduenne marocchino, Mohamed Fikri, accusato del sequestro e dell'omicidio di Yara Gambirasio, la tredicenne bergamasca scomparsa da Brembate di Sopra il 26 novembre scorso. Durante l'interrogatorio di convalida, durato circa due ore, i legali hanno chiesto la scarcerazione ''per la mancanza di gravi indizi di colpevolezza''. Il gip Vincenza Maccora si è riservata la decisione che arriverà solo domani. Intanto, dopo avere setacciato la zona di Ambivere, senza trovare elementi utili, i volontari e le forze dell'ordine si stanno concentrando nella zona fra Mapello e Locate, frazione di Ponte San Pietro, alle spalle del cantiere dove lavorava il muratore marocchino fermato. I vigili del fuoco stanno prosciugando una pozza alle spalle del cantiere, dove sorgerà un centro commerciale. Sfidando la neve i volontari e i carabinieri continuano le ricerche, ma al momento non c'è nessuna novità sul ritrovamento della giovane studentessa. Interrogato anche ieri dagli inquirenti, che sono convinti di avere elementi sufficienti per dimostrarne la colpevolezza, il 22enne, bloccato sabato a bordo di una nave diretta in Marocco, ha respinto le accuse. Residente a Montebelluna, nel trevigiano, l'uomo, in Italia da qualche anno, lavorava come muratore nel cantiere di Mapello. Nei giorni dopo la scomparsa della 13enne è proprio lì che si sono concentrate le ricerche dei carabinieri. In quella zona il cellulare di Yara aggancia l'ultima cella, prima di essere spento. Intanto, continuano le indagini nella ricerca di eventuali complici. Resta però ancora senza una conferma ufficiale l'ipotesi che nella vicenda siano coinvolti anche due italiani. Il sospetto, spiegano gli inquirenti, è che il delitto sia legato a "un movente sessuale". E dopo le scritte razziste apparse davanti all'abitazione di Yara, oggi un nuovo striscione è apparso davanti alla villetta della famiglia: 'Per Yara. nessuna pietà per chi ha fatto questo'. Lontano da telecamere e fotografi, i genitori di Yara, Fulvio e Maura, hanno scelto invece il silenzio e la preghiera. Brembate è l'anti-Avetrana: pochi sono disposti a parlare, nessuno lancia appelli o cerca le telecamere. Ieri il sindaco leghista, Diego Locatelli, aveva respinto l'accusa di un paese razzista, ma a Brembate chi si ferma a parlare ai giornalisti non risparmia accuse contro gli stranieri 'colpevoli' di spacciare e di aver invaso alcune zone. Rabbia e paura, ma anche una vera separazione tra bar frequentati da italiani e da stranieri. ''In alcuni locali se entra uno straniero – racconta una persona – per una birra si chiede il doppio o il triplo del prezzo, così va via''. Da parte sua il leader della comunità marocchina locale, Sumia Fuganni, annuncia ad AKI-ADNKRONOS INTERNATIONAL: "Noi stranieri di origine maghrebina residenti nella provincia di Padova e in Veneto, che siamo perfettamente integrati nella società italiana, abbiamo deciso di mobilitarci per portare la nostra solidarietà ai genitori di Yara Gambirasio". "Mercoledì prossimo, in occasione della festa dell'Immacolata – spiega -, ci recheremo dai genitori di Yara per portare la nostra solidarietà e per dimostrare a tutti che noi marocchini non siamo solo criminali". E l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, nel suo discorso alla città alla vigilia di sant'Ambrogio, ha detto: "Prego perché non si sovrapponga genericamente a tutti gli immigrati la categoria della delinquenza". Torna a parlare poi il sensitivo Mario Allocchi, che il 3 dicembre scorso aveva ipotizzato all'Adnkronos l'omicidio della 13enne. Il marocchino ''non è il responsabile diretto della morte della piccola Yara'', sottolinea, ma ad ucciderla è stato ''un pedofilo che già da parecchio tempo l'aveva adocchiata''.
Articlolo scritto da: Adnkronos