Washington (Adnkronos/Ign) – E' stata avviata dalla magistratura americana un'indagine penale sulla pubblicazione dei documenti riservati del dipartimento di Stato da parte di Wikileaks. Lo ha detto l'attorney general americano, Eric Holder, in una breve dichiarazione: "sono stati commessi dei crimini, e noi stiamo indagando".
Intanto, è tornato accessibile nel primo pomeriggio di oggi il sito Wikileaks con i 'cables' dei diplomatici americani nel mondo. Il sito aggiornato alla pubblicazione dei primi 220 documenti di una lunga serie avvenuta ieri, non era più consultabile dalla serata di domenica.
Sul sito sono pubblicati due diversi documenti provenienti dall'ambasciata americana a Roma. Sono entrambi del 2010, uno del 22 gennaio (alle ore 15.03) e l'altro del 12 febbraio (13.01). Il primo è classificato come 'confidential' e il secondo 'secret/noforn', da non condividere cioè con paesi stranieri.
Nel primo cablogramma si rende conto delle indagini effettuate da una delegazione del Congresso a Roma con il ministero degli esteri e con l'Eni per valutare ''le intenzioni dell'Italia riguardo alle sanzioni contro l'Iran e alle prospettive per una azione multilaterale efficace per rallentare il programma nucleare iraniano'', oltre che conversazioni con esponenti del Pd all'opposizione (Piero Fassino) su ''Iran, ruolo dell'Italia in Afghanistan, il processo di pace in Medio Oriente, Iraq, e questioni di non proliferazione''.
Nel secondo dispaccio si rende conto invece dell'incontro fra il ministro Franco Frattini e il segretario della Difesa, Robert Gates avvenuto l'8 febbraio. Questi, oltre a ringraziare il titolare della Farnesina per l'impegno italiano a inviare più truppe in Afghanistan, chiede se altri carabinieri ancora potrebbero partecipare all'addestramento delle nuove forze.
Il titolare della Farnesina lamenta che ministri della Difesa e ministri degli Esteri dei paesi della Nato ''non si parlano'', ha testualmente dichiarato Frattini, come si legge nel dispaccio. I primi parlano solo di sicurezza, i secondi solo di questioni come l'agricoltura e l'istruzione, spiega.
Frattini chiede di andare oltre ''le sole parole'' e punta l'attenzione del suo intelocutore sui concreti progetti italiani per convertire le coltivazioni di papavero da oppio in piantagioni di ulivi e di creare una scuola di formazione per l'amministrazione pubblica.
Quanto all'Iran, l'Italia sottolineava allora che la sfida è quella di convincere la Cina ad approvare le nuove sanzioni, (''di importanza critica insieme all'India'' per il dossier ) e si propone l'inclusione di ''Arabia saudita, Turchia, Brasile, Venezuela ed Egitto'' nei colloqui promossi dal gruppo 5+1.
Sul fronte industriale, l'Eni all'inizio dell'anno ''insiste che continuerà ad adempiere ai suoi impegni in quel Paese'' (attività di sviluppo ed esplorazione). La compagnia dice di ''comprendere'' la richiesta Usa di ridurre la sua presenza in Iran, e che, ''per questa ragione ha già abbassato le sue attività al livello minimo''. L'Eni riconosce l'esistenza di una ''zona grigia'' fra attività nuove e datate, fra ciò che deve essere cessato e ciò che invece può essere proseguito, si sottolinea, per recuperare gli investimenti.
Gli investimenti complessivi dell'Eni in Iran sono valutati in tre miliardi di dollari, di cui l'Eni ha già recuperato circa il 60 per cento. Ma, sottolineano i funzionari della compagnia, è necessario recuperare dalle operazioni in Iran altri 1,4 miliardi, cosa che secondo le aspettative dovrà avvenire entro la fine del 2013 o ai primi del 2014.
Il 'ceo' dell'Eni Scaroni aveva scritto all'ambasciatore americano, Thorne alla fine dello scorso anno, il 16 novembre del 2009, precisando la ''posizione della compagnia'', ovvero che ''non saranno intraprese nuove attività in Iran, e neanche nuove attività della sua sussidiaria''. Tale processo di disimpegno, da parte di Eni, così come Total, Statoil, e Royal Dutch Shell, è stato riconosciuto pubblicamente dal sottosegretario di Stato Usa, James Steinberg, nel settembre di quest'anno.
Articlolo scritto da: Adnkronos