BISHEK – Violenti scontri si sono verificati oggi a Bishek in Kirghizistan tra la polizia e manifestanti scesi in piazza in migliaia per chiedere le dimissioni del presidente Kurmanbek Bakiyev e protestare contro l'aumento del prezzo del carburante. Tragico il bilancio delle vittime: secondo quanto riporta l'agenzia di stato kirghiza 17 persone sono rimaste uccise e 142 ferite.
Secondo testimoni la polizia ha aperto il fuoco sui manifestanti che questa mattina si erano dati appuntamento di fronte al palazzo presidenziale. Secondo alcuni media cecchini erano stati piazzati sul tetto del palazzo per sparare contro i dimostranti. E vi sono notizie, non confermate, di esponenti del governo presi in ostaggio.
I manifestanti hanno anche fatto irruzione nella sede dell'emittente radiotelevisiva di stato a Bishek. Per l'aggravarsi della rivolta anti-governativa l'aeroporto internazionale di Manas rimarrà chiuso a partire da questa sera.
Il primo ministro Daniyar Usenov ha dichiarato lo stato di emergenza in un tutto il Paese e ha affermato che non intende negoziare con i dimostranti. Proteste sono in corso anche nelle regioni di Naryn e Chui dove sono stati assediati dai manifestanti i palazzi del governo locale. Il primo ministro ha riferito che dopo gli scontri di ieri nella città di Talas almeno 15 agenti risultano dispersi, mentre i feriti sono stati 16 civili e 85 poliziotti
Tra le misure di emergenza adottate, è stato dichiarato il coprifuoco tra le 10 di questa sera e domani mattina alle 6. Mentre potrebbe essere anticipata a questa notte la convocazione di una sessione di emergenza del Parlamento.
E' stata smentita intanto la notizia della morte del ministro degli Interni Moldomussa Kongantiyev. Non è vero, ha detto il portavoce del ministero Rahmatillo Ahmedov, che il ministro è stato ucciso dopo essere stato preso in ostaggio dai dimostranti. Secondo quanto riportato dall'agenzia russa Interfax, che citava la testimonianza di un attivista per i diritti umani, Kongantiyev era stato ferito a morte a Talas, città del nord del paese dove ieri sono iniziati gli scontri.
Partita contro l'aumento del prezzo del carburante, la protesta ora ha come obiettivo le dimissioni di Kurmanbek Bakiyev, il presidente, accusato dall'opposizione di gestire il potere in modo autoritario e corrotto, che è salito al potere nel 2005, dopo la cosiddetta rivoluzione dei Tulipani scoppiata in protesta contro brogli nelle elezioni parlamentari.
Ad aggravare le proteste sono stati gli arresti di 10 importanti esponenti dell'opposizione, tra i quali l'ex primo ministro e candidato presidenziale Almazbek Atambayak. Indipendente dell'ex Unione Sovietica dal 1991, il Kirghizistan confina con la travagliata provincia cinese dello Xinjiang, dove vive la minoranza islamica degli uiguri, ed ha una popolazione di 5,3 milioni di abitanti in maggioranza musulmani sunniti.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign