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Sinagoga, applausi al Santo Padre

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ROMA – Sono nella Sinagoga di Roma seguendo il cammino tracciato da Giovanni Paolo II. E' quanto ha detto questo pomeriggio il Papa nel discorso che ha tenuto al tempio maggiore di Roma.
''Venendo tra voi per la prima volta da cristiano e da Papa – ha affermato Benedetto XVI – il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II, quasi ventiquattro anni fa, intese offrire un deciso contributo al consolidamento dei buoni rapporti tra le nostre comunità, per superare ogni incomprensione e pregiudizio''.
Benedetto XVI ha ricordato ''il dramma singolare e sconvolgente della Shoah''. ''In questo luogo, come non ricordare gli Ebrei romani che vennero strappati da queste case, davanti a questi muri, e con orrendo strazio vennero uccisi ad Auschwitz?'', ha detto papa Ratzinger ricordando la deportazione dal ghetto di Roma del 16 ottobre 1943.
Il Pontefice ha voluto rimarcare che ''la Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie, chiedendo perdono per tutto ciò che ha potuto favorire in qualche modo le piaghe dell'antisemitismo e dell'antigiudaismo''. Ma se pure vi furono molti che rimasero indifferenti, molti cattolici reagirono di fronte alla Shoah e ''la Sede Apostolica svolse un'azione di soccorso, spesso nascosta e discreta''. Il riferimento è all'azione svolta in quegli anni da Pio XII.
Benedetto XVI ha poi voluto ricordare tre elementi di collaborazione comune fra la Chiesa cattolica e il mondo ebraico: la fede nell'unico Dio, l'impegno nella difesa della vita, la tutela della santità della famiglia.
''Cristiani ed Ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l'uno all'altro. Spetta a noi – ha detto il Pontefice – in risposta alla chiamata di Dio, lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell'amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che ci invitano a collaborare per il bene dell'umanità in questo mondo creato da Dio, l'Onnipotente e il Misericordioso''.''Tutti i comandamenti si riassumono nell'amore di Dio e nella misericordia verso il prossimo. Tale Regola impegna Ebrei e Cristiani ad esercitare, nel nostro tempo, una generosità speciale verso i poveri, le donne, i bambini, gli stranieri, i malati, i deboli, i bisognosi''.
Benedetto XVI ha terminato il suo intervento invocando ''dal Signore il dono prezioso della pace in tutto il mondo, soprattutto in Terra Santa''.
A dare il benvenuto al Pontefice, il presidente della Comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici e il rabbino capo Riccardo di Segni.
Esplicito il riferimento a papa Pio XII, al centro di polemiche tra mondo cattolico ed ebraico, di Riccardo Pacifici: "Il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah duole ancora come un atto mancato". "In attesa di un giudizio condiviso – ha detto Pacifici – auspichiamo con il massimo rispetto che gli storici abbiano accesso agli archivi del Vaticano che riguardano quel periodo". "Il peso della storia si fa sentire anche sull'evento di oggi – ha detto Pacifici, ricordando le importanti defezioni di esponenti della comunità ebraica all'incontro di questo pomeriggio -. Per questo, guardiamo con rispetto anche a coloro che hanno deciso di non essere fra noi".
Per il rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni ''l'immagine di rispetto e di amicizia che emana da questo incontro deve essere un esempio per tutti coloro che ci osservano: ma amicizia e fratellanza non devono essere esclusivi e oppositori nei confronti di altri; in particolare di tutti coloro che si riconoscono nell'eredità spirituale di Abramo. Ebrei, Cristiani, Musulmani, sono chiamati senza esclusioni a questa responsabilità di pace", ha detto il rabbino capo. Senza nominare Pio XII Di Segni ha fatto riferimento al ''silenzio dell'uomo'' che ''ci interroga, ci sfida e non sfugge al giudizio".

Articlolo scritto da: Adnkronos