Lucca (Ign) – Dalle dive di Hollywood ai volti della violenza tra quattro mura. Dalle bellezze da copertina patinata all''intangibilità' della gente di un campo Rom. Dall'erotismo, al simbolismo, alla sperimentazione. La messa a fuoco è solo sulla donna. Tema al centro della sesta edizione del Festival di foto digitale che da oggi fino al 12 dicembre animerà Lucca. In programma in diverse sedi della città ben 17 mostre di fotografia (alcune in anteprima assoluta), workshop, conferenze di grandi autori, incontri al Photocafè e lettura dei portfolio.
Da non perdere l'anteprima assoluta 'Bye bye baby, Marylin', la mostra omaggio in 80 scatti al simbolo della femminilità: Marylin Monroe. La rassegna a Palazzo Ducale è curata da Giuliana Scimé (le immagini sono quelle della sua collezione privata) e si suddivide in tre sezioni: i grandi fotografi (Richard Avedon, George Barris, Bruno Bernard Andre de Dienes, John Florea, Philippe Halsman, Tom Kelley, Bert Stern); professione e vita privata (immagini di fotografi professionisti degli studi cinematografici per la pubblicità dei film e immagini che raccontano i vari momenti della vita di Marilyn); 'Marilyn e il desiderio collettivo' (la riaffermazione del mito attraverso una serie di oggetti rari e divertenti ispirati alla diva).
Ospite d'onore della kermesse è l'eclettica artista statunitense Sandy Skoglund che il 27 novembre sarà premiata con il Lucca Digital Photo Award. La sua esposizione (a Villa Bottini), dal titolo 'The power of imagination', è da considerarsi una retrospettiva del suo lavoro dagli anni '80 ad oggi: selezionate una serie di opere – simboliche o oniriche – che rappresentano l'impegno dell'artista nel raffigurare la realtà come è vissuta dall'immaginario collettivo.
E tra 'Horst P. Horst' (50 fotografie di Horst P. Horst di moda, ritratti e studi di nudo, tra cui alcune rarissime stampe vintage e platino inedite in Europa) e Michel Comte (nudi e ritratti di donne famose nella mostra 'Not only Women') e il loro mondo di pura bellezza, c'è poi la cruda realtà.
Come gli orrori raccontati e immortalati da Donna Ferrato (pluripremiato il suo lavoro 'Living with Enemy' sulla violenza delle donne in famiglia). O gli sguardi, i sorrisi, le smorfie della gente di un campo di Tirana. Che Sara Munari ha catturato in dieci giorni vissuti da 'dentro'. "Sono andata a vedere di persona chi fossero questi Rom, sono stata con loro, ne ho conosciuti, ho visto le loro case e ho giocato coi loro bambini", dice la fotografa nata a Milano nel '72 ma che vive e lavora a Lecco.
"Tra i giovani Rom, e lì erano tanti, praticamente tutti, c'era una curiosità ed una disponibilità, nei nostri confronti, che mi ha positivamente colpita – continua la vincitrice del premio Roberto Del Carlo – Così, ho subito abbandonato l'idea di rappresentarli come li avevo già visti, ho tentato di raccontarne le caratteristiche", perché loro "non hanno storia scritta, spesso non hanno futuro… tutto impalpabile, se non per l'attimo in cui sono stata lì, con loro".
Al Festival ci sono poi le inedite immagini, tratte della collezione privata di Carla Sozzani di 'Francesca Woodman', l'inquieta autrice americana la cui opera è un complesso ed intimo diario delle sue emozioni, ansie, desideri e sogni, pensieri e drammi adolescenziali. Mentre la realzione che lega l'individuo al sacro è indagata da Giorgia Fiorio che alla manifestazione presenta 'Il Dono' con immagini riprese in trentotto missioni in trenta Paesi dei cinque continenti. Erotismo ed ironia si intrecciano in formule esplosive, invece, nel lavoro di Jan Saudek: fotografie in bianco e nero colorate a mano ne 'Il Teatro della Vita'.
E poi tra le altre interessanti opere in mostra, non poteva certo mancare il consueto appuntamento con il 'World Press Photo' con i 200 scatti di fotogiornalismo premiate quest'anno dalla World Press Foundation.
Articlolo scritto da: Adnkronos