Roma (Adnkronos Salute) – A poche ore dall'entrata in vigore dell'obbligo per migliaia di aziende italiane di preparare un documento per la valutazione del rischio stress sul lavoro, come impone il Testo unico 81 del 2008, sono molti i dubbi e le incertezze sulla corretta applicazione della norma che ha l'obiettivo di ridurre la possibilità che lo stress lavorativo diventi malattia professionale, incidendo sulla salute di lavoratori e manager. A evidenziare le difficoltà delle aziende è un'indagine di 'Quotidiano sicurezza' (www.quotidianosicurezza.it), giornale online dell'Anfos (Associazione nazionale formatori sicurezza sul lavoro), condotta tra alcune delle più grandi aziende dell'information technology come Microsoft, Telecom, HP, IBM, Vodafone o Symantec, dove più alto è il cosiddetto 'rischio stress lavoro correlato'. Nel comparto Ict lavorano infatti circa 1,3 milioni di addetti, impegnati ogni giorno per molte ore su computer e Internet, con ritmi di lavoro spesso incalzanti, che li espongono anche al rischio 'tecnostress', la nuova malattia professionale balzata agli onori della cronaca in seguito all'impegno del giudice Raffaele Guariniello della procura di Torino. Le conseguenze sulla salute sono concrete: insonnia, ipertensione, disturbi gastrointestinali, problemi cardiaci, ansia, mal di testa, depressione, deficit immunitari. Delle 12 grandi aziende interpellate, 5 hanno deciso di non rispondere, anche ammettendo di non avere ancora una posizione in merito. Alla prima domanda, "In che modo la vostra azienda si è adoperata per redigere il Documento valutazione rischio stress lavoro correlato?", delle 7 aziende che hanno risposto 5 hanno dichiarato di essersi mosse tempestivamente e in linea con il rispetto della normativa, e solo 2 aziende hanno dichiarato di essersi impegnate a prevenire lo stress dei dipendenti sul posto di lavoro con grande anticipo e indipendentemente dalla normativa. Tutti d'accordo, invece, sulla conoscenza delle sanzioni a carico delle aziende che non ottemperano al Testo unico 81/2008: tutte le 7 aziende sanno dell'inasprimento delle pene previste dalla norma. Anche per quanto riguarda il livello di conoscenza su stress e tecnostress, mediamente tutte le aziende interpellate hanno mostrato di conoscere ciò di cui si stava parlando. La tendenza generale è tenere ben separati lo stress dal tecnostress e a non identificare lo stress con l'uso del computer, di Internet e delle nuove tecnologie. Semmai sono le tensioni provenienti dall'esterno, come il maggior bisogno di flessibilità, il frequente ricorso ai contratti a tempo determinato, i carichi di lavoro sempre più intensi e a scapito della vita privata a costituire una minaccia per lo stato psico-fisico del lavoratore. Più in generale, gli intervistati tendono a individuare lo stress in "una situazione di prolungata tensione", che può ridurre l'efficienza sul lavoro e arrivare a determinare un cattivo stato di salute , puntando alle azioni migliorative della salute del lavoratore, a prescindere dalle definizioni e differenziazioni delle patologie o tecno patologie. Infine, sul grado di applicabilità del Testo unico è stato chiesto "Giudicate esaustivo e di facile applicazione il Testo unico, relativamente al tema dello stress lavoro correlato?". Le risposte variano a seconda della complessità della realtà aziendale. Pur nell'apprezzamento generale della norma, si legge tra le righe, secondo gli autori dell'indagine, "una non facile ricezione e comprensione delle misure da adottare per la sua attuazione e una forte aspettativa di miglioramento della norma". E che la comprensione della procedura della valutazione dello stress in azienda non sia facile viene confermato a 'Quotidiano sicurezza' da Lorenzo Fantini, dirigente del ministero del Lavoro (area Salute e sicurezza) e presidente della Commissione consultiva che ha redatto le linee guida per la valutazione del rischio stress. "Riceviamo molte richieste di chiarimento – spiega Fantini – da parte delle aziende e riguardano la metodologia da seguire per la valutazione dello stress lavoro correlato. Nelle linee guida emanate dalla Commissione consultiva si specifica che dal 31 dicembre 2010 le aziende devono iniziare un percorso per la valutazione di tale rischio, indicando i tempi di conclusione. Quindi una grande azienda con migliaia di lavoratori avrà la necessità di identificare i gruppi di lavoro e potrà concludere tale percorso anche dopo sei mesi". Come dire: avete ancora tempo, ma dovete dimostrare che qualcuno si sta occupando del problema in azienda. Il problema reale, però, dice 'Quotidiano sicurezza', "è che le linee guida dovevano uscire a giugno 2010, quando la scadenza per tale valutazione era prevista al 31 agosto, come indicato il Testo unico 81. Ma poi le aziende hanno lamentato la scarsa conoscenza del problema e dei metodi da seguire, così è arrivato il primo slittamento al 31 dicembre per il settore pubblico, a cui è poi seguito il privato". "La nuova sfida di valutare il rischio stress deve essere affrontata tenendo conto delle dimensioni dell'azienda, utilizzando le metodologie attualmente proposte dalle istituzioni, come Regioni, ex Ispesl e ministero del Lavoro", spiega Rolando Morelli, presidente dell'Anfos. Quanto alle piccole aziende, Morelli consiglia di scaricare dal sito dell'Anfos (www.anfos.it) il documento con la specifica check list validata dall'Ispesl. "Esiste anche la possibilità – suggerisce – di affidarsi a check list che si rifanno alle precedenti linee guida regionali, semplificando quindi il compito del piccolo datore di lavoro".
Articlolo scritto da: Adnkronos