Arezzo – 140° anniversario della breccia di Porta Pia (20 settembre 1870) con il conseguente compimento dell’unità italiana, Roma capitale e la fine del potere temporale dei papi: il Comune di Arezzo celebra la ricorrenza ricordando un bersagliere aretino in onore del corpo che al comando del generale Cadorna aprì il varco sulle mura aureliane per consentire all’esercito sabaudo di entrare vincitore nella “città eterna”. Il bersagliere è Giuseppe Mancini, nato ad Arezzo nel 1893 e morto sul fronte della prima guerra mondiale tra il 4 e il 5 dicembre 1917, quando l’offensiva austro-ungarica era in procinto di sfondare il fronte giuliano a Caporetto.
Domenica 26 settembre si terrà la cerimonia di intitolazione del parco di Campo di Marte a Giuseppe Mancini che “torna” così a rivestire della sua memoria un luogo di Arezzo già legato al proprio nome. Nell’area della ex Standa e dei giardini sorgeva infatti lo stadio “Mancini”, dove il calcio pionieristico amaranto andò in scena fino al 1961.
L’assessore alla cultura del Comune di Arezzo Camillo Brezzi: “sono già alcuni anni che si svolge un’iniziativa per ricordare il 20 settembre con il contributo dei bersaglieri che ha sempre una bella risposta di pubblico. Quest’anno ai 140 anni di Porta Pia si aggiunge una cosa importante. Un intervento del consigliere comunale Pier Luigi Rossi ha contribuito a ricordare l’esigenza di avere di nuovo nella toponomastica aretina il nome di Giuseppe Mancini. La commissione toponomastica ha raccolto l’invito. Non potevamo che scegliere il parco dietro la stazione, dov’era il vecchio stadio, perché la famiglia dopo la prima guerra mondiale aveva donato all’amministrazione comunale questo terreno concepito come luogo di svago della gioventù aretina. E la gioventù che vi trovò diletto per anni fu quella appassionato di calcio. Prescindendo per un momento dall’ambito locale, possiamo infine dire che con il 20 settembre 2010 sono cominciati i festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia che culmineranno con i prossimi mesi”.
Alfio Coppi, presidente regionale A.N.B. (Associazione Nazionale Bersaglieri): “siamo molto contenti di questo qualcosa in più che l’amministrazione comunale ha deciso. Lasciamo sul territorio aretino una testimonianza di quello che i bersaglieri hanno fatto per l’Italia, i loro sacrifici pagati con la vita. Stiamo inaugurando nel 2010 quattro siti in Toscana dedicati ai nostri uomini: una regione che ci sta dando davvero tanto affetto”.
Mario Gherardi, presidente provinciale A.N.B.: “si tratta di eroi delle guerre passate e delle missioni di pace attuali: non si tratta solo di tenere alta la memoria sulle persone ma anche sui fatti storici che li hanno visti protagonisti”.
Pietro Baglioni, presidente della sezione aretina dell’associazione: “mi ero riproposto di fare riecheggiare il nome di Giuseppe Mancini in Arezzo. Lo zio d’altronde, dal 1911 al 1914, era stato sindaco della città. Si tratta dunque di una famiglia che ha dato alla nostra comunità contributi civili sotto vari profili. Domenica, dalle 9, quando i bersaglieri si ritroveranno al parcheggio Eden, per le strade cittadine sarà tutto uno sfilare di penne e un suonare di fanfare: due quelle dei bersaglieri previste, accompagnate dalla filarmonica Guido Monaco”.
Ecco il tragitto iniziale: viale Michelangelo, via Mecenate, via Trasimeno, via Vittorio Veneto fino al raggiungimento del parco “Giuseppe Mancini”. Alle 10, la cerimonia di intitolazione con contestuale ricordo dell’anniversario di Porta Pia. Alle 11,30 nuova sfilata, stavolta molto più articolata: via Alberti, via Vittorio Veneto, viale Michelangelo, via Guido Monaco, piazza Guido Monaco, via Roma, Corso Italia, via della Società Operaia con deposizione di una corona al monumento ai caduti, ancora Corso Italia, piazza San Francesco, piazza Guido Monaco, via Guido Monaco, via Spinello, via Niccolò Aretino, parcheggio Eden.
Il tenente dei bersaglieri Giuseppe Mancini
Già ferito nella “grande guerra” nel luglio 1915 e ottenuta nella circostanza la medaglia d’oro al valor militare, guarito dopo molte cure, sul Monte Miela, nei drammatici giorni di Caporetto, alla testa dei suoi uomini lanciò un assalto che conseguì la conquista di una baita che gli austriaci avevano trasformato in improvvisato fortilizio. Purtroppo una fucilata a bruciapelo lo aveva ferito all’addome, di conseguenza morì prima di essere trasportato al posto di medicazione. I giorni successivi furono quelli funesti dello sfondamento del fronte da parte dei 33 battaglioni degli imperi centrali che occuparono ampie zone del nord-est d’Italia fino alla eroica resistenza sul Piave.
I bersaglieri
Il corpo dei bersaglieri è una specialità della fanteria istituita nel 1936 con il compito di svolgere servizio di esplorazione, di avanguardia e ardite missioni. La specialità del corpo sta nell’abilità nel tiro dei suoi effettivi e nella straordinaria mobilità nelle operazioni militari. Oggi i bersaglieri in servizio sono ordinati in sei reggimenti e nella brigata Garibaldi, la prima dell’esercito italiano a essere costituita interamente da professionisti. È attualmente in Iraq. I bersaglieri legano il loro nome alla breccia di Porta Pia, dove persero 49 effettivi di cui 4 ufficiali (i caduti della liberazione di Roma del 1870, quelli che caddero in difesa della Repubblica Romana del 1849 e quelli dell’insurrezione del 1867 sono tumulati nel mausoleo ossario Gianicolense), ma sono stati anche impegnati nella repressione del brigantaggio, nelle guerre mondiali, nelle operazioni militari del Libano nel 1982 e nei Balcani: a Sarajevo nel 1995, in Albania nel 1997, in Kosovo nel 1999.