Arezzo – «Anche quest’anno, come da qualche tempo, eccoci all’idiozia di abolire, specie nelle scuole, l’Albero di Natale, Presepi, evitare Canzoni natalizie che sono il nostro patrimonio culturale, religioso. Niente Stella di Natale. Solo Babbo Natale, qualche renna, qualche musichina innocua, ma i Regali, eh, quelli sì! Già, eclissiamo il significato di una Festa di ‘alto’significato per la nostra civiltà, per la nostra Storia, ma teniamone in gran conto il lato consumistico e materiale. Siamo ormai e, giustamente, una società multietnica, all’interno della quale è più che doveroso rispettare anche le tradizioni di altre componenti, ma questo non significa rinnegare noi stessi. Noi rispettiamo gli altri, gli altri rispettino noi e noi non dobbiamo vergognarci, sì, dico proprio vergognarci, perché altrimenti non si spiegherebbero tali comportamenti, di ciò che siamo, che siamo stati e quale messaggio possiamo portare. È più semplice nascondersi dietro “non turbiamo le coscienze altrui”, piuttosto che sapere cosa abbiamo celebrato per due secoli! Cosa è il Natale? Perché addobbiamo un abete? Perché allestiamo, forse in tutta fretta, tanto per toglierci il pensiero, un Presepe? Cosa significano il rosso e l’oro? Perché i Re Magi hanno portato in dono oro, incenso e mirra? Perché nelle nostre case e nelle nostre città ci sono sempre meno lucine? Perché nelle nostre strade c’è sempre meno l’eco degli auguri scambiati vicendevolmente? Noi non abbiamo più il significato di noi stessi! Ogni anno che passa, sempre più si avverte l’insofferenza per questa Festa, relegata a festa per bambini, quando il Significato profondo deve essere compreso per prima cosa dagli adulti e poi spiegato ai piccoli. Stancamente, o nervosamente, ci si trascina per vie e negozi, si scrutano le vetrine per cercare un regalo da dare come dovere e, spesso, senza amore e senza pensare a chi si dona. Ci si reca alla Messa di mezzanotte, distratti dalla malsana curiosità di vedere gioielli nuovi, pellicce sfoggiate, vestiti indossati per … apparire e tutto finisce come un mercato. Questo è per la maggioranza e, allora, forse, meglio oscurare tutto, vergognandoci non per il Natale in se stesso, ma per come è vissuto, percepito, sentito, umiliato.»
Silvana Silvi
Articlolo scritto da: Silvana Silvi