AREZZO – Nelle ultime due sedute del consiglio provinciale abbiamo finalmente discusso dei destini della sede universitaria di Siena ad Arezzo e più in generale di tutte le istituzioni universitarie che insistono sul nostro territorio. Pur votando a favore della mozione presentata dal Partito Democratico ho ravvisato un limite culturale fortissimo sia sul testo proposto sia per l’opera d’inibizione fatta dal PDL in consiglio contro le mie proposte integrative . Tutto viene legato al mercato del lavoro, la cultura è considerata un lusso per la nostra città e provincia. Per cui si tira un respiro di sollievo per la mancata chiusura della Facoltà di Economia ma non si vuole dire niente per esempio sul "suicidio assistito" dei Beni Culturali una disciplina che ad Arezzo aveva un forte seguito oltre che un legame indissolubile con la storia e la vocazione del nostro territorio. E’ la stessa logica che ha fatto aprire un corso di laurea in ingegneria dell’automazione con la presunzione che solo quel tipo di disciplina avrebbe aperto le strade del lavoro ai giovani. I fatti invece ci raccontano che questo non è successo. La politica è prigioniera nell’approccio all’Università e alla cultura di una logica economicista se non addirittura mercantile, tutto deve essere piegato allo sbocco al mercato del lavoro, nella terra di Petrarca non c’è posto per poeti e letterati. Succede allora che l’Università di Siena in un palese atteggiamento antisindacale decida di tagliare unilateralmente il contratto integrativo dei insegnanti madrelingua di lingue stranieri. Un taglio draconiano allo stipendio reale che adesso , a malapena , rischia di arrivare a 700 euro mensili. Trovo umiliante questo modo di procedere, così poco lungimirante per il ruolo strategico – anche ma non solo per il mercato del lavoro – che l’apprendimento delle lingue straniere può dare ai nostri studenti. Ho sollevato la questione direttamente in aula consiliare approfittando di una risposta ad una mia interrogazione – depositata il 21 gennaio 2010 – alla quale il Presidente Vasai ha avuto la cortesia e sensibilità di dare una risposta significativa. Ho chiesto al Presidente della Provincia un pronto intervento sulle autorità accademiche per farle retrocedere da questo folle taglio agli insegnanti CEL. Fino ad oggi ho visto solo pronunciamenti di solidarietà da parte della Cgil e dei consiglieri di sinistra. Il fatto è però così grave che ci attendiamo che i sindaci e il Presidente Vasai assumano una iniziativa tesa a far rientrare questi tagli e dare agli insegnanti madrelingua quella dignità che meritano.