ROMA – Il 26 luglio i diplomatici italiani scioperano. Lo annuncia una nota dello Sndmae (Sindacato Nazionale Dipendenti Ministero Affari Esteri), il sindacato rappresentativo della carriera diplomatica, spiegando che lo sciopero è "contro la manovra economica, della quale non possono accettare quei tagli, alle risorse ed al funzionamento della loro carriera di servitori del Paese, che di fatto preludono allo smantellamento della Farnesina".
"Scioperano, quindi, per gli italiani al cui servizio sono istituzionalmente chiamati a lavorare", prosegue la nota, ricordando che il punto percentuale di pil che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi "ha legittimamente rivendicato al termine della sua ultima missione nelle Americhe vuol dire più crescita e più speranza per i giovani, le famiglie, le imprese. Quel punto di pil, come tanti altri risultati quotidiani della proiezione economica, oltre che politica e culturale, dell'Italia nel mondo, non sarebbe, tuttavia, stato mai raccolto – sottolinea la presidente del sindacato Cristina Ravaglia – senza il lavoro assiduo, determinato, spesso testardo, senza il lavoro da professionisti dei nostri diplomatici".
Chiedendo di "continuare ad esistere come carriera di una Farnesina vitale, proprio per poter continuare a servire il bene comune", lo Sndmae ricorda che "i diplomatici e tutti i lavoratori della Farnesina sono impegnati a promuovere l'internazionalizzazione delle nostre imprese e ad appoggiarle quando investono e quando partecipano a gare e commesse. Senza l'impegno dei diplomatici – rileva la nota – ci sarebbero meno posti di lavoro in Italia e meno ricchezza per il nostro Paese, le cui aziende hanno ormai – e devono avere, per vivere e prosperare – come orizzonte i mercati mondiali".
"Il ministero degli Esteri, i diplomatici che dirigono le sedi all'estero e gli uffici a Roma, tutto il personale della Farnesina devono essere sostenuti – prosegue la nota del sindacato – perché il risultato del loro lavoro viene toccato con mano dagli italiani. Dagli italiani che scommettono sul mondo e da quelli che vogliono conoscerlo, e che la Farnesina non lascia soli in caso di crisi". "Il ministero degli Esteri, ricordiamolo, produce molto più di quanto costi al Paese. Ha ragione il presidente Berlusconi – conclude la nota – quando ricorda che il bene comune non è fatto dalla somma dei pur legittimi interessi particolari''.
Articlolo scritto da: Adnkronos