Arezzo – La Associazione “Terra di Arezzo” ha organizzato la conferenza per rivivere l’Arezzo dei primi anni dell’800, dalla dominazione francese fino alla unità di Italia, recuperando la storia di due luoghi simboli della città: il Caffè dei Costanti e il Teatro Petrarca.
L’ Accademia e il Caffè dei Costanti, il Teatro Petrarca sono luoghi dove la storia della nostra città è passata davvero.
Le Reali Civiche Stanze di Arezzo sono state il luogo di ritrovo privilegiato ed esclusivo di tutti quei cittadini o quei forestieri ritenuti degni di poter partecipare alla vita civile ed economica della città. Oggi come nel passato! Il Caffè dei Costanti ha il carattere esclusivo dell’incontro culturale, politico della gente aretina. Questa “anima” nasce con la sua stessa fondazione, luogo simbolo del ceto civico di Arezzo per due secoli.
L’iniziativa di fondare una nuova associazione cittadina partì dalla volontà di 38 aretini, appartenenti al “ceto civico” di Arezzo, che si riunirono il 6 giugno 1804 per scrivere una lettera di supplica indirizzata alla Presidenza del Buon Governo del Regno d’Etruria. In quegli anni di primo Ottocento la dominazione francese e la conseguente introduzione in Italia, in Toscana, e quindi anche in Arezzo, del diritto di matrice napoleonica causarono un rapido rinnovamento della società.
Ad Arezzo, accanto al progressivo declino della nobiltà cittadina, cominciò ad affermarsi un ceto medio formato da possidenti terrieri di origine non nobile che si formò soprattutto grazie alla alienazione dei beni ecclesiastici aretini, da funzionari pubblici competenti in materia giuridica che si formarono come risposta alla istituzione di uffici statali di derivazione francese. Quindi la dominazione francese della Toscana e di Arezzo portò alla formazione nella nostra città di un nuovo attore sociale che cominciò a prendere coscienza del fatto di costituire un nuovo ceto intermedio tra la nobiltà e il clero. Questo nuovo ceto, oggi lo definiamo “borghesia”. In quegli anni questo vocabolo era recepito in modo diverso da oggi. In quel tempo “borghese” era un individuo residente in città.
Gli esponenti della borghesia aretina nei primi anni dell’Ottocento si definivano “cittadini o ceto civico o ceto medio” per distinguersi nei confronti della nobiltà e della massa contadina.
L’aggettivo “civico” nacque per indicare il nuovo ceto sociale borghese. L’aggettivo “ civico” lo possiamo leggere nella lettera supplica scritta da 38 “cittadini” aretini per ottenere l’autorizzazione alla apertura delle “Civiche Stanze” di Arezzo. Definite “civiche” perché erano il luogo di incontro degli appartenenti al ceto civico!
Il 29 gennaio 1805 la Regina Maria Luisa dette la definitiva autorizzazione agli Accademici delle Stanze di aprire la loro sede nel Palazzo Lambardi. Si fece la prima adunanza il 7 luglio, dove i soci vollero dare un TITOLO alla Accademia, oltre al generico appellativo di Civiche Stanze, prima della effettiva apertura.
Fu scelto un titolo molto usato durante il Seicento e il Settecento, i Soci vollero istituire l’“Accademia dei Costanti” per esaltare lo scopo della associazione che voleva promuovere: cultura, conversazione informale, divertimento e gioco, musica-poesia, teatro.
Il titolo dell’Accademia dei Costanti faceva riferimento al significato della parola “costante”. Cioè coloro che facevano parte della Accademia erano saldi, fermi, perseveranti nei loro principi e nella finalità associativa. Gli Accademici, sempre nella loro prima ordinanza, adottarono una “impresa”, cioè uno Stemma: un Ercole che si appoggia ad una clava con il motto:
GIAMMAI VACILLA CHI BEN S’APPOGGIA
L’ Accademia dei Costanti era una Società di Capitali. Ogni socio possedeva uno o più carati, che era una quota di partecipazione societaria. Quindi era il denaro che dava il diritto di entrare nella Accademia dei Costanti e non più e solo la nascita in una famiglia nobile. Le donne erano ammesse alla conversazione nelle Reali Civiche Stanze.
Nel 1828, l’accademico Giovanni Pigli costituì una società per azioni allo scopo di promuovere la tanto desiderata costruzione di un nuovo teatro. Coinvolse quattro esponenti della élite aretina: Giuseppe Albergotti, Federico Cadei, Carlo Dini e Francesco Falciai. L’Accademia dei Costanti con il suo Caffè fu la sede di incontro degli Aretini che desideravano cambiamenti sociali e politici. Fu una sede dove si discuteva anche di politica e dove furono vissuti i tempi nuovi verso la unità di Italia.
L’11 ottobre 1830 cominciarono i lavori che terminarono nel novembre del 1832. La spesa a consuntivo fu di 142.762 lire toscane a fronte di quella preventivata di 138.670.
L’intitolazione del nuovo teatro al Petrarca fu sancita nel novembre 1832, a lavori quasi ultimati, da un apposito “Veneratissimo Rescritto” del Granduca Leopoldo II che, peraltro, nel luglio dell’anno precedente, di passaggio ad Arezzo, aveva onorato il cantiere con la sua visita.
La sera del 21 aprile 1833, con l’ Anna Bolena di Donizetti e con il grande ballo Alessandro da Palermo, 1’Imperiale e Regio Teatro Petrarca ebbe la sua inaugurazione.
Nel Teatro Petrarca si è svolta la storia e la rappresentazione civile e culturale del popolo di Arezzo per oltre un secolo e mezzo.
Oggi è chiuso. Nel nome di Petrarca Arezzo avrà il suo nuovo teatro.
E sarà festa grande, come avvenne il 21 Aprile 1833!