Home Attualità Economia Il trasporto ha le ‘gomme bucate’

Il trasporto ha le ‘gomme bucate’

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Arezzo – “Le condizioni del trasporto sono peggiorate – afferma Giuseppe Brasini, Presidente provinciale di CNA FITA. Una data simbolo può essere rappresentata dal 2005 quando sono state abolite le tariffe obbligatorie e si è avviato un processo di liberalizzazione incontrollato. Tutti i governi che da allora si sono succeduti hanno promesso di introdurre regole che obbligassero la committenza a riconoscere al trasportatore dei costi minimi in grado di garantire la sicurezza nella circolazione stradale evitando l'attuale corsa senza ritegno al ribasso delle tariffe. Questo non si è ancora realizzato anche per responsabilità dei committenti che fino ad oggi si sono dimostrati indisponibili ad aprire un confronto che portasse alla conclusione di accordi di trasporto trasparenti che tenessero conto delle esigenze di tutte le parti”.
Le condizioni della categoria sono quindi drammatiche e bastano poche cifre a rendere evidente la situazione. I dati ci dicono che, a livello nazionale, nel 2008 hanno chiuso 6.000 ditte, che nel 2009 sono 12.000 quelle che hanno cessato e che nel 2010 questo record sarà ampiamente battuto. E i numeri provinciali non sono migliori di quelli nazionali: gli autotrasportatori iscritti all'albo di Arezzo sono passati dai circa 1.000 di qualche anno fa agli attuali (il dato è del 1 dicembre) 762.
“Una flessione – commenta Brasini – della quale ci si può rendere conto anche semplicemente dando un'occhiata al piazzale di uno qualsiasi dei concessionari locali che debordano di camion nuovi ed usati. Quelli usati li hanno messi in vendita le ditte che hanno chiuso l’attività e sono in attesa di compratori che non arrivano. Del resto di veicoli immatricolati in Italia ce ne sono anche troppi, oltre 460 mila. Le aziende che ne hanno uno solo rappresentano il 45% dell'intera categoria, quelli che ne possiedono da 2 a 5 fanno un altro 38% mentre solo il 17% sono quelli che dispongono di più di 5 mezzi. Un altro fenomeno a cui prestare particolare attenzione è quello che, delle 163 mila aziende iscritte all'albo ben 50 mila (ad Arezzo una cinquantina) risultano non possedere alcun veicolo”.
Sono i cosiddetti intermediari che acquisiscono i contratti di trasporto dalle aziende industriali e li rivendono in tempo reale guadagnandoci una commissione. Se si tiene conto che ogni singolo contratto può passare di mano più volte spesso si determinano le condizioni per cui il vettore finale, per stare nei costi, dovrà fare i salti mortali, spingere sull'acceleratore e dare fondo al thermos di caffè”.
CNA FITA chiede che le ditte senza camion vengano immediatamente cancellate e che il Ministero dei Trasporti si faccia garante perché tutte le provincie italiane, a cui è demandato tale compito, procedano in tal senso.
Anche nella nostra provincia si segnalano fatti che non possono che destare molta preoccupazione.
“Che spiegazione si può dare di un fenomeno – sottolinea Brasini – per cui anche nella nostra provincia operano imprese provenienti da altre parti d'Italia, che accettano di lavorare a tariffe talmente basse da non consentire ad un autotrasportatore locale di poterci vivere? Deve esserci qualcosa che non va: il solo costo dei dipendenti che stanno dal lunedì al venerdì nelle nostre zone per rientrare a casa solo al sabato e tornare da noi la domenica dovrebbe superare ciò che possono offrire autotrasportatori locali; eppure nostre imprese subiscono tutti i giorni la concorrenza di ditte così e spesso perdono anche il lavoro che hanno svolto per anni.”
A quelle condizioni si può lavorare esclusivamente se non si rispettano le regole: non si assumono regolarmente i dipendenti, non si assicurano i veicoli, non si fanno le manutenzioni necessarie, non si rispettano le ore di guida e di riposo, si superano i limiti di velocità, i limiti di carico e le altre regole definite da codice della strada .
“CNA FITA – conclude Brasini – si batte da anni per una diversa metodologia dei controlli che dedichi meno attenzione alle piccole infrazioni e si concentri di più sui grandi abusi e soprattutto intervenga pesantemente anche nei confronti della committenza spesso l'unica responsabile, in quanto l'unica ad avvantaggiarsene, del non rispetto delle regole; per questo rivolgiamo alle istituzioni un appello perché si intervenga prima che sia troppo tardi”.