AREZZO – Sabato 15 maggio, alle 21,15 presso il Teatro Pietro Aretino, i Kabìla presenteranno il loro nuovo cd “Oltre noi” (Aimusic), prodotto da Massimo Giuntini. Un disco di world music in italiano e arabo che racconta emozioni e storie attraverso la contaminazione di lingue e suoni del mediterraneo, ma non solo. L’ingresso è gratuito. Nel corso del concerto l’esecuzione degli 11 brani seguirà l’ordine in cui compaiono nel cd.
Lucia De Robertis, assessore alle politiche giovanili del Comune di Arezzo: “siamo contenti di presentare all’interno delle iniziative del sabato sera destinate ai giovani aretini il percorso dei Kabìla grazie a questo secondo disco dove si trova molto del loro passato, anche di sofferenza, e delle loro speranze per l’avvenire. Sabato 15 maggio, Arezzo potrà dunque usufruire di un’offerta di qualità musicale le cui note accompagneranno magari anche la prossima estate che sembra stentare ad arrivare”.
Aurora Rossi, assessore all’integrazione: “già con l’Orchestra Multietnica, di cui alcuni componenti dei Kabìla fanno parte, stiamo consolidando questo percorso di contaminazione musicale e culturale. Il cantante Emad Shuman rappresenta bene questo valore aggiunto di conoscenze ed esperienze mediterranee”.
Kabìla vuol dire “tribù” in lingua araba e i ragazzi del gruppo tengono a sottolineare questo “sentire collettivo”: “ciascuno di noi viene da percorsi musicali differenti che proprio nella tribù trovano la sintesi. Se ‘La città degli alberi’ era un concept album in cui ogni brano era un passaggio di trama, con l’Africa come filo conduttore, con ‘Oltre noi’ siamo andati oltre le nostre paure e dubbi per dire che non vogliamo arrenderci neanche di fronte alle difficoltà. Questo cd lo consideriamo un passo in avanti rispetto al primo perchè abbiamo voluto abbracciare tante musiche e tanti mondi e non solo la musica e la voce arabe che ovviamente restano grazie allo studio e alla performance di Emad”.
I Kabìla, proseguimento musicale dei Tribe Revolution, cover band di pop inglese anni ottanta, attiva ad Arezzo dal 1997 al 2007 e nati con “Concerto d'Africa” composta da Mirko Speranzi, hanno al loro attivo l’album “La città degli alberi” (Aimusic 2008) e si riaffacciano sulla scena musicale nazionale accompagnati ancora da un produttore artistico d’eccezione, Massimo Giuntini (Modena City Ramblers, Cisco, Ductia, Casa del Vento) e dalla produzione esecutiva di un’etichetta milanese indipendente (www.ai-music.it).
I Kabìla sono: Emad Shuman (voce solista, cori), Mirko P. Esse (voce solista, piano, tastiere, cori), Adriano “Nano” Checcacci (batteria, percussioni, percussioni elettroniche), Cristiano Rossi (chitarra elettrica, acustica, classica, saz, oud, cori), Giacomo Chiarini (basso elettrico).
“Oltre noi” è il risultato di un lavoro di scrittura durato più di un anno, che si è ispirato a esperienze, emozioni e a momenti molto difficili, come la prematura scomparsa, nel gennaio 2009, del batterista e amico Marco Patrussi. Le 11 tracce sono il prodotto finale di un lavoro molto curato negli arrangiamenti e nel sound. Apre il disco “Prima dell’alba”, la preghiera del mattino che introduce il lavoro della vita. Nel brano “Mani nel fango” si parla della sofferenza e della fatica di uomini dimenticati dal mondo; in “Cerco l'acqua” si affronta la questione dell’acqua, bene comune e sorgente di vita; il problema delle disuguaglianze sociali, delle distanze e delle solitudini umane caratterizzano i brani “Grattacieli”, “Piramidi” e “Uno de tanti”, mentre “Dove c'è una strada” narra dell’esperienza vissuta a Ferrara durante il Buskers Festival ed è un omaggio alla magia prodotta dall’arte di strada; “Viaggio mediterraneo” racconta i tanti percorsi umani e musicali fatti durante i concerti e il desiderio di contaminare quei suoni che hanno il sapore del Mediterraneo; “Sole d’Oriente” è invece un brano tratto da una poesia dell’amico e poeta Gino Locaputo. Chiudono la tracklist i 2 brani che sono il nostro sentito omaggio a Marco Patrussi: “Tamburi dal cielo” e la canzone che dà il titolo al cd, “Oltre noi”.
Le collaborazioni: oltre a Massimo Giuntini, che ha suonato numerosi strumenti (bouzouki, programmazione loops, uilleann pipes, low e tin whistles, chitarre, tastiere, charango, percussioni), Raffaello Simeoni (cori e scacciapensieri), Francesco Moneti (violini), Stratos Diamantis (fisarmonica), Gabriele “Catondo” Polverini (chitarra elettrica), Muauia Alabdulmagid (oud), Gino Locaputo (voce narrante), Maher Draidi (darbuka) e Vieri Bugli (violini).