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I 70 anni di Gigi Proietti

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Roma – (Adnkronos) – ''L'unico consiglio che darei a un giovane è quello di perseguire un obiettivo e una passione veri, non passeggeri e di farlo con responsabilità e senza aspettare che nessuno regali loro niente. Cercare la propria verità e una volta individuata, muoversi in quella direzione''. Con queste parole Gigi Proietti, alle soglie del suo 70mo compleanno, svela in un'intervista all'ADNKRONOS il proprio punto di vista sulle nuove generazioni, ma anche sulla societa' italiana, sullo stato dell'arte nel nostro paese, aspirazioni e progetti futuri.
Nel 1971 Charles Aznavour cantava: 'Io sono un istrione e l'arte, l'arte sola è la vita per me'. Questo breve verso sembra calzare a pennello all'immagine e alla carriera costellata di successi dell'attore, regista, cantante e doppiatore nato a Porchiano del Monte il 2 novembre del 1940 e considerato da molti l'erede di Ettore Petrolini.
Dopo una carriera così piena e ricca c'è un desiderio che Proietti non ha ancora realizzato? ''Il più grande sarebbe quello di girare un film tutto mio'', confessa l'attore. ''E' molto difficile -prosegue- perché probabilmente dovrei produrmelo da solo e richiederebbe molto tempo. Ma mi piacerebbe molto cimentarmi in questa impresa. Poi vorrei dedicare più tempo ai viaggi, soprattutto quelli nel deserto, è un luogo che amo molto e nonostante mi piaccia stare in mezzo alla gente, provo sempre delle sensazioni particolari quando mi trovo nel bel mezzo di distese di sabbia. Credo che ci sia qualcosa in questi luoghi che appartiene un po' a tutti noi''.
In questi giorni l''Istrione' sta riflettendo se assumere o meno la direzione del Teatro di Roma. ''E' un incarico molto importante, comporta molta responsabilità -dichiara Proietti- anche se mi rendo conto che devo prendere una decisione, e presto, perché amo la mia città e amo lavorare qui. Allo stesso tempo ho ancora tanti progetti che vorrei realizzare, tra tv, cinema e tanto altro''.
Reduce dal successo della fiction 'Preferisco il paradiso', in cui ha interpretato San Filippo Neri, e da una gloriosa stagione dedicata a William Shakespeare, come direttore del Silvano Toti Globe Theatre di Roma, Proietti è ora impegnato sul set della nuova serie tv Rai 'Il signore della truffa'. A breve, inoltre, lo vedremo sul grande schermo in 'Tutti al mare' di Matteo Cerami, una commedia corale che, più che un vero 'remake' di 'Casotto', film cult di Sergio Citti del 1977, ''rappresenta il tentativo di ricostruire un clima come quello della pellicola di Citti, considerando, pero', che sono passati trent'anni''.
''E' difficile dire se l'Italia o il modo di fare arte in Italia siano cambiati o meno'', sottolinea l'attore, attivo sulla scena artistica dagli anni '60. ''Sarei dovuto andare all'estero per un po' di tempo -prosegue- e al ritorno trarre delle conclusioni. Così invece è più difficile. In fondo anche quando cresciamo e mentre cresciamo non ci accorgiamo dei cambiamenti che avvengono in noi, se ne accorgono gli altri'',
''Non sono uno di quelli -prosegue- che sente spesso nostalgia del passato. Non è detto che 'i tempi andati' siano per forza migliori di questi. Cerco sempre di essere obiettivo e posso dire che facendo il mestiere che faccio mi accorgo che anche se le persone ridono per sketch o spettacoli dai contenuti a volte molto diversi rispetto a quelli del passato, i film di Totò sono amati ancora oggi e da tantissimi ragazzi. Dal punto di vista sociale tuttavia -puntualizza- ci sono state un sacco di trasformazioni, soprattutto nella comunicazione''.
Parlando di comunicazione e di televisione, riguardo al clamore mediatico suscitato dai recenti casi di cronaca nera ''molti si scandalizzano della 'tv del terrore' -sostiene Proietti- ma se ne scandalizzano nello stesso momento in cui ne parlano. In fin dei conti tutto oggi dura molto poco, si esaurisce presto, anche il clamore e lo scandalo. Mi dispiace perché la televisione comincia a diventare monotematica, non c'e' evoluzione, non si cresce''.
A proposito del mestiere di attore, invece, Proietti non ha dubbi: ''In questo ambiente non si finisce mai di imparare, di scoprire, di dare e ricevere. E' un rapporto costante con il pubblico, con le persone. Un bravo attore non dovrebbe mai atteggiarsi a 'grande maestro' ma rendersi conto che questa attivita' comporta uno scambio reciproco con lo spettatore e non solo. Ho avuto una scuola di recitazione per molti anni ed e' stato un progetto che ha funzionato davvero perche' c'era sostegno reciproco con i colleghi e con i miei allievi. Io ho insegnato molte cose a loro ma è successo anche il contrario. La didattica è una cosa delicatissima -conclude- e ad un certo punto ti accorgi che la teoria lascia il tempo che trova. Recitare vuol dire compiere un rito che si realizza solo quando c'è la partecipazione del pubblico''.

Articlolo scritto da: Adnkronos