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Haiti, ancora 21 gli italiani dispersi

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Port-au-Prince – Sono oltre 176 gli italiani ad Haiti contattati dal nostro ministero degli Esteri, mentre sono 21 quelli che mancano ancora all'appello. Lo ha riferito il ministro degli Esteri Franco Frattini, appena atterrato al Cairo, per la sua sesta tappa della missione africana. Il titolare della Farnesina ha inoltre confermato il decesso di una nostra connazionale "di cui si e' parlato". Vi è inoltre una preoccupazione abbastanza seria per due funzionari dell'Onu dispersi e per una persona che da alcune fonti risulterebbe sepolta sotto le macerie di un supermercato."Abbiamo fatto un appello – ha aggiunto Frattini – attraverso tutti i mezzi di informazione agli italiani residenti ad Haiti a recarsi al Consolato d'Italia, che è funzionante, in vista di una eventuale evacuazione".Domani partiranno per Port-au-Prince di una seconda missione dell'Unità di crisi della Farnesina con due funzionari, con il compito di prestare assistenza ai nostri connazionali che si trovano sull'isola devastata dal sisma di tre giorni fa.
E' arrivata quindi la conferma della prima vittima italiana. Si tratta di ''Gigliola Martino, 70 anni, nata a Port au Prince da genitori italiani'' come rivela 'La Gente d'Italia', il quotidiano d'informazione indipendente diretto da Mimmo Porpiglia, già console onorario di Haiti in Italia. Gigliola Martino, racconta il quotidiano in un articolo firmato da Margareth Porpiglia, ''è morta nell'unico ospedale della capitale sfuggito al sisma, per le gravi ferite riportate nel crollo della sua abitazione. Il figlio, Riccardo Vitello e il cugino Leone Vitello, nelle ore successive al sisma, erano corsi da lei a Bourdon, il quartiere residenziale che confina con Petionville, abitato prevalentemente da italiani, diventato oggi un cumulo di macerie: l'ambasciata francese, l'hotel Cristoph, la sede distaccata della Minusta, le residenze dei Caprio, dei Martino, dei Riccardi, dei Cianciulli, dei De Matteis, dei Vitiello…non esistono più…Gigliola Martino viveva da sola con due persone di servizio, una badante e un garzone''.
"Siamo scappati subito da lei, viviamo vicini e il nostro primo pensiero è stato quello di raggiungerla – racconta tra i singhiozzi Riccardo Vitello, commerciante, terzo figlio di Gigliola -. Arrivati sul posto abbiamo cominciato a chiamarla, e solo dopo numerosi tentativi abbiamo sentito la sua voce… un sollievo. Era sotto le macerie, in prossimità della porta, stava scappando quando il tetto è crollato. Abbiamo cominciato a scavare con bastoni, pale…con le mani. A fatica siamo riusciti ad estrarla dalle macerie. Le sue condizioni erano gravissime, aveva perso un braccio e la gamba destra era dilaniata…L'abbiamo portata subito all'ospedale…Ma non ce'ha fatta…''
''Figlia di Aida Fiore e Nicola Martino, Gigliola – racconta 'la Gente d'Italia' -non aveva voluto lasciare il paese neppure all'indomani della morte del marito Guy, barbaramente assassinato da quella stessa banda di delinquenti che il 7 agosto del 2006 l'aveva rapita all'alba, nella sua casa. Un sequestro a scopo di estorsione, ad opera di gang che ancora oggi infestano l'isola caraibica. Aveva resistito a tanti dolori Gigliola, prima la morte del figlio primogenito, scomparso per una malattia, poi quella del fratello Nicolas e infine l'uccisione del marito. Aveva resistito e non voleva lasciare il suo paese. Si occupava, dei suoi affari, nonostante l'età avanzata. Insieme con il figlio Riccardo, infatti, era proprietaria di un'impresa di pulizie''. ''Conosciutissima nella comunità francese ed haitiana, Gigliola Martino era una delle ultime italiane di Haiti – scrive 'la Gente d'Italia '-. Un'italiana vera che continuava a parlare la lingua di Dante. Che faceva ancora la pasta in casa, che cucinava il ragù la domenica…Esponente di una delle due famiglie di oriundi più importanti dell'isola caraibica, i Caprio e i Martino presenti ad Haiti da oltre un secolo. Arrivarono insieme a Port-Au-Prince ai primi del 1900, Ernesto Caprio e Gennarino Martino. Dalla lontanissima Teora, piccolo centro della provincia di Avellino. E ad Haiti, insieme, hanno costruito fabbriche, hanno aperto banche, hanno dato lavoro a migliaia di haitiani contribuendo fortemente al progresso economico e culturale del paese.

Articlolo scritto da: Adnkronos