TORINO – Si chiama Fabbrica Italia Pomigliano la nuova società iscritta nel registro delle imprese della Camera di commercio di Torino e costituita il 19 luglio scorso. Presidente è Sergio Marchionne, il capitale sociale è pari a 50mila euro. Oggetto della newco 'attività di produzione, assemblaggio e vendita autoveicoli e loro parti'. Nel Cda figurano Alessandro Baldi, Camillo Rossotto e Roberto Russo.
Sulla newco di Pomigliano e sull'intenzione di Fiat di uscire dalla Federmeccanica e disdire il contratto di lavoro nazionale che regola il rapporto con i suoi dipendenti, era intervenuto in mattinata il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, il quale – intervistato da 'Radio anch'io' aveva detto che è dell'idea che ''dovranno essere le parti tra di loro, in particolare le parti che hanno sottoscritto l'impegno per Pomigliano a definire i modi con cui regolare questo percorso. Credo che le soluzioni debbano comunque essere condivise, che non ci possano essere scelte unilaterali tanto più su una materia come quella delle regole dei rapporti tra le parti stesse''.
Sacconi si è detto inoltre fiducioso sul confronto di domani a Torino tra governo, azienda e sindacati. ''La partita è quanto mai aperta – osserva – e sono ottimista per la sua soluzione, perché credo nella volontà degli attori e credo nella loro consapevolezza di quanto sia alta la posta in gioco''.
La sua speranza è che ''il tavolo di domani consenta di riporre su basi condivise il dialogo tra le parti sociali perché sarà fondamentale soprattutto il confronto diretto tra di esse che dopo il confronto di domani si potrà sviluppare a livello dei singoli stabilimenti''.
Sacconi si rivolge anche al sindacato di corso d'Italia. ''Per la Cgil – dice – è un'occasione di rientrare in gioco e mi auguro che voglia sfruttare questa occasione riflettendo sull'autoisolamento di questo periodo nella vicenda Fiat''.
Dura la reazione di sindacati che, nel frattempo, sono stati convocati dalla Fiat per giovedì mattina all'Unione industriali di Torino. Oggetto dell'incontro la nuova societa' che nascera' a Pomigliano. Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil parla del "più grave attacco ai diritti dei lavoratori dal 1945 ad oggi". "Così come la vicenda di Pomigliano annunciava l'attacco a tutti i diritti dei lavoratori Fiat – aggiunge – così la scelta della Newco e del contratto pirata, che di questo si tratta, per il settore auto, rappresenta la messa in discussione del contratto nazionale per tutti i lavoratori italiani. L'incontro di domani, alla luce di queste anticipazioni, si presenta come una patetica sceneggiata, nella quale saranno rappresentate la prepotenza della Fiat e l'impotenza delle istituzioni di fronte alle multinazionali". Per Cremaschi si tratta di "una vergogna per l'Italia e un danno drammatico per i lavoratori e per l'industria. In ogni caso è chiaro che le decisioni Fiat apriranno la via a conflitti sindacali e legali senza precedenti".
Netta anche la posizione dell'Ugl che "non firmerà alcun accordo con Fiat che preveda un contratto diverso da quello dei metalmeccanici e al di fuori di Confindustria". A dirlo a chiare lettere il segretario generale Giovanni Centrella. "Abbiamo sempre difeso la centralità del contratto nazionale – rimarca – e continueremo a farlo''.
Durissima la reazione dell'Italia dei Valori. ''Sarebbe un golpe tra l'altro senza validità giuridica – affermano in una nota congiunta il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, e il responsabile lavoro e welfare del partito, Maurizio Zipponi – in quanto un contratto nazionale disdetto rimane in vigore finché non viene sostituito da un altro contratto nazionale''.
Favorevole è invece l'ex presidente di Federmeccanica e ora deputato di Alleanza per l'Italia, Massimo Calearo, secondo il quale ''l'ipotesi lanciata dal Lingotto di uscire da Federmeccanica, per creare una nuova Federauto, e disdire il contratto dei metalmeccanici per gli operai di Pomigliano può destare clamore, ma ha ragione Marchionne'' che ''è un precursore dei nuovi rapporti industriali in Italia''.
Articlolo scritto da: Adnkronos