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Fiat, Marchionne: ‘Serbia non toglie prospettive a Mirafiori’

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Fiat, Marchionne: ‘Serbia non toglie prospettive a Mirafiori’

TORINO – "Il trasferimento in Serbia non toglie prospettive a Mirafiori". E' quanto avrebbe detto l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne aggiungendo: "Per la gamma alta esistono altre alternative a garantire volumi produttivi".
L'ad del Lingotto ha parlato durante il tavolo tra governo, Fiat, sindacati ed enti locali che si sta svolgendo nella sala della Giunta regionale in Piazza Castello. Al centro del vertice il futuro degli investimenti del Lingotto, dopo la decisione di trasferire la produzione della monovolume in Serbia.
"Le nostre non sono minacce ma non siamo disposti a mettere a rischio la sopravvivenza dell'azienda'', avrebbe sottolineato poi Marchionne. "Dobbiamo deciderci se avere un forte settore auto in Italia o consegnarlo ai competitori esteri – avrebbe aggiunto l'ad del Lingotto – 'Fabbrica Italia non è un accordo, è un nostro progetto, non è stato concordato né con il mondo politico né con il sindacato per questo è incredibile la pretesa che ho sentito più volte rivolgere alla Fiat di rispettare un presunto accordo". "Non c'è stato nessun accordo al di là di quello per Pomigliano – ha aggiunto – a dire il vero non c'è stata neppure molta fiducia nel bagaglio di conoscenze di cui Fiat dispone. Fabbrica Italia è stata una nostra iniziativa perché da azienda multinazionale che opera e gestisce attività industriali in tutto il mondo conosciamo bene la realtà che sta al di fuori del nostro paese e la qualità della concorrenza".
"Di qui nasce la volontà di aggiornare il metodo operativo negli stabilimenti italiani e di adeguarli agli standard necessari per competere". Ricordando poi che "sarebbe stata molto più semplice anche molto più economico guardare ai vantaggi sicuri che altri paesi possono offrire", Marchionne ha osservato: "La verità è che la Fiat è l'unica azienda disposta a mettere 20 miliardi di euro in Italia, una cifra che equivale quasi alla finanziaria di cui stiamo discutendo in questi giorni".
''Abbiamo solo bisogno di chiarezza, o sì o no'', ha aggiunto. ''Qualunque sia la risposta, Fiat è disposta a gestire entrambe le scelte, chiediamo solo certezze e se si sceglie la strada del sì deve essere definitivo e convinto. Se la maggioranza decide di andare avanti su un progetto non ci possono essere ostacoli ogni giorno. Se si firma un accordo con la maggioranza delle organizzazioni sindacali l'accordo deve poi essere rispettato da tutti senza distinzioni''.
"Non abbiamo alcun preconcetto su come rendere praticabile l'accordo di Pomigliano", ha detto ancora Marchionne. Più in generale l'amministratore delegato della Fiat avrebbe sottolineato: "Non si fanno gli interessi dei lavoratori usandoli per interessi politici".
"Siamo l'unica impresa che ha deciso di investire in questo Paese in modo strutturale. La sola cosa che abbiamo chiesto è di avere più affidabilità e più normalità in fabbrica", ha aggiunto. "Da qualcuno – ha proseguito l'ad del Lingotto – ci siamo sentiti rispondere che stiamo ricattando i lavoratori violando la legge o addirittura la Costituzione, una assurdità che non voglio più commentare. Se questo è un gioco politico la Fiat non può e non vuole farne parte" perché "non stiamo agendo come soggetto politico e non abbiamo nessuna intenzione di farci coinvolgere".
Quanto alla possibilità che la Fiat decida la disdetta dalla Confindustria e quindi dal contratto dei metalmeccanici alla sua scadenza, Marchionne ha affermato: "Sono tutte strade praticabili di cui si discuterà domani al nuovo tavolo convocato con il sindacato nazionale". "Se necessario siamo disposti anche a seguire queste strade, ma non è questa la sede per entrare nei dettagli. Per noi la cosa importante è raggiungere il risultato e avere la certezza di gestire gli impianti. Produrre a singhiozzo, con livelli ingiustificati di assenteismo o vedere le linee bloccate per giorni interi è un rischio che non possiamo accollarci", ha concluso.
Alla riunione stanno partecipando tutti quelli che erano annunciati: oltre a Sergio Marchionne, il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, i leader di Cgil, Cisl e Uil, Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, i segretari generali di Fiom, Fim, Uilm, Fismic e Ugl. Presenti anche i rappresentanti delle istituzioni locali, il presidente della Regione Roberto Cota, della Provincia Antonio Saitta e il sindaco di Torino Sergio Chiamparino.
Il piano industriale della Fiat ''sarebbe insostenibile dal punto di vista sociale ed economico se dovesse venire meno lo stabilimento di Mirafiori'', avrebbe affermato il sindaco di Torino Sergio Chiamparino durante la riunione del tavolo in Regione secondo quanto riferiscono fonti presenti all'incontro.
"Prima di avventurarsi su strade che non si sa dove possano portare sarebbe meglio riaprire un confronto con la Cgil e la Fiom", ha detto il segretario della Cgil Epifani al suo arrivo a Torino. "La cosa migliore – prosegue – è cercare una mediazione e non usare i carri armati, più buon senso, dunque e meno muscoli", conclude il leader della Cgil ricordando che al tavolo è necessario "chiedere che si diano certezze. Chiediamo lavoro, occupazione e investimenti anche in Italia, dove c'è la questione Mirafiori dopo la decisione di spostare la monovolume in Serbia, dove bisogna affrontare il futuro di Mirafiori senza dimenticare Termini Imerese".
''Chiediamo alla Fiat di rispettare l'accordo già sottoscritto per Pomigliano e il rispetto del progetto Fabbrica Italia perché senza questo sarebbe necessario rivedere tutto il piano presentato dal Lingotto'', ha detto dal canto suo il segretario generale dell'Ugl Giovanni Centrella che al suo arrivo all'incontro ha aggiunto: ''Non firmeremo accordi al di fuori del contratto nazionale''.
Per il segretario generale della Fismic Roberto Di Maulo ''bisogna confermare il ruolo produttivo di Mirafiori, gli investimenti di Fabbrica Italia su cui, peraltro, non sembrano esserci revoche e soprattutto la Fiat ci dovrà spiegare che cosa accadrà nello stabilimento di Melfi''.
Intanto, sotto la sede della Giunta regionale è in corso un presidio dell'unione sindacati di base dei Cobas.

Articlolo scritto da: Adnkronos