Roma – (Adnkronos) – Sale tragicamente a 58 il numero dei detenuti che si sono tolti la vita in carcere nel 2010. Gli ultimi due, a Bologna e a Foggia, sono avvenuti a distanza di poche ore.
Stamattina, intorno alle 11.30, un detenuto 32enne, P.G., sloveno, si è suicidato nel carcere bolognese della Dozza usando come cappio per l'impiccagione i lacci delle scarpe. Il suicidio è avvenuto nei locali delle docce.
Si è invece impiccato a un lenzuolo ieri sera Giancarlo Pergola che aveva 55 anni: lo ha fatto nella sua cella del reparto "precauzionale" del carcere di Foggia. Il corpo dell'uomo è stato trovato da un agente di polizia penitenziaria che non ha potuto far nulla per salvare il 55enne. Pergola, informa l'Osservatorio permanente sulle morti in carcere, era detenuto dal dicembre 2008 e il 16 marzo scorso i giudici della Corte d'Assise di Foggia l'avevano condannato a 12 anni di carcere, riconoscendogli la semi infermità mentale, per aver ucciso la madre, Maria Luisa De Nardellis, con un mattarello da cucina. La sera stessa dell'omicidio l'uomo confessò il delitto dicendo di averlo fatto perché stanco delle accuse che la madre gli rivolgeva per la sua condizione economica e lavorativa.
Solo a ottobre si contano 6 i suicidi in carcere. Dei 58 da inizio 2010, 48 si sono impiccati, 6 asfissiati con il gas della bomboletta da camping, 3 avvelenati da mix di farmaci e 1 dissanguato dopo essersi tagliato la gola. L'ultimo suicidio avvenuto nel carcere di Foggia risale all'8 marzo 2009, quando si uccise il 25enne Leonardo Di Modugno. Negli Istituti di pena pugliesi quello di Pergola è il quinto suicidio dell'anno: 2 sono avvenuti nel carcere di Lecce, 1 in quello di Brindisi e 1 di Altamura (Ba).
"Questa dei suicidi in cella è una ecatombe senza fine – commenta il segretario generale della Uil Pa Penitenziari, Eugenio Sarno – nessuno tra politici, operatori penitenziari, addetti all'informazione non può non subirne gli effetti sociali e morali. E' del tutto evidente, però, che i livelli di responsabilità sono diversi e ben delineati. Abbiamo molte difficoltà a comprendere come mai l'informazione sia predisposta a una deriva gossip e non pare interessata ad approfondire quello che ogni giorno di più appare essere ciò che è: un dramma umanitario, sanitario e sociale". "Analogamente – prosegue il sindacalista – abbiamo qualche difficoltà a comprendere l'immobilismo della politica e le azzardate dichiarazioni di attenzione verso l'universo penitenziario che dai più disparati versanti politici ogni tanto ci raggiungono".
Articlolo scritto da: Adnkronos