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Consiglio Comunale 22 ottobre 2010: Mozioni

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Consiglio Comunale 22 ottobre 2010: Mozioni

Arezzo – Approvate dal Consiglio Comunale due mozioni: la prima del consigliere comunale Giovanni Pelini (Psi) sul ripetersi, in varie realtà sanitarie, di situazioni di non accettazione di malati nelle strutture pubbliche sanitarie, adducendo come causa la mancanza di posti. “Un atteggiamento inaccettabile che rischia di diventare un comportamento diffuso a livello nazionale, potendo tradursi in atteggiamento criminale come è avvenuto in alcuni casi dove il degente ha perso addirittura la vita. Sono state utilizzate anche motivazioni di carattere organizzativo per giustificare questi rifiuti ma non può essere permesso negare ricoveri solo per evitare costi e senza valutare i rischi e i diritti del malato. Vero è che, per fortuna, dall’interno della sanità toscana non sono giunte notizie su forme di rifiuto di malati come in altre parti del paese ma l’indignazione degli avvenimenti accaduti non può avere confini territoriali ed è quindi giustificata una risposta forte che miri a evitare forme di malcostume. Non possiamo poi limitarci, e questo vale per ogni ordine di problemi, al dire: da noi va tutto bene, perché preoccuparsi per altre città o regioni. Non siamo figli di una cultura meramente localista che sa molto di leghismo e che speriamo non sentire mai pronunciare in quest’aula. Perciò, se vogliamo comunque contestualizzare la mia mozione alla nostra realtà, invito il Sindaco e il Presidente del Consiglio a chiedere all’assessore alla sanità della Regione Toscana se i tagli ai trasferimenti statali alle regioni vanno a incidere anche sul bilancio del suo assessorato e se, di conseguenza, tali tagli possono tradursi in riduzioni dei servizi. Nel frattempo il Consiglio Comunale esprime il suo sdegno, che è quello dell’intera comunità, dinanzi ai vari fatti di malasanità avvenuti”.
La seconda del consigliere comunale Andrea Modeo (Pd): “lo sviluppo di internet in Italia è bloccato da una legge antistorica che impone una serie di obblighi burocratici ai pubblici esercizi che vogliono offrire l’accesso alla rete senza fili. Norma che la stessa polizia postale ritiene inefficace contro il terrorismo, obiettivo per il quale era stata varata. La mia richiesta dunque è che sia abrogata la norma contenuta nella legge Pisanu, nata come “transitoria” nel 2005 ma rinnovata annualmente nel Decreto “Mille-proroghe”, unica nel panorama europeo e fortemente limitativa della libertà di comunicazione: in sostanza, chiunque lancia una rete wireless aperta dovrebbe registrarsi in questura e richiedere un documento a chiunque accede a quella rete. La norma ha di fatto azzerato la diffusione delle reti wireless in Italia. Il discorso è molto meno astratto di quanto si creda. Nel nostro territorio, ad esempio, su cui si fa tanto parlare di rilancio economico e di sviluppo turistico, tale norma impatta doppiamente: in primo luogo gli operatori di telecomunicazioni, in un momento di crisi del settore come l’attuale, potrebbero beneficiare dell’apertura del mercato wi-fi e realizzare nuovi contratti. In secondo luogo, è fondamentale che il nostro centro storico possa contare su una rete wireless diffusa in modo tale da permettere agli esercizi commerciali, dall’abbigliamento alla ristorazione, di offrire anche questo servizio ai loro clienti. Come già avviene in tutta Europa. Per questo chiediamo ai parlamentari aretini di esercitare un’efficace pressione nei confronti del neo-Ministro allo Sviluppo Economico Paolo Romani affinché si adoperi, come finora non è stato fatto dall’attuale Governo, a liberalizzare questo settore strategico”.