ROMA – Svolta nelle indagini sulla morte per overdose di Gianguerino Cafasso, il pusher coinvolto nel caso Marrazzo. Uno dei carabinieri accusati di aver ricattato l'ex governatore del Lazio per i suoi incontri con i trans, il maresciallo della Compagnia Trionfale Nicola Testini, è indagato dalla Procura di Roma per omicidio volontario.
Sarebbe stato lui secondo l'accusa a fornire a Cafasso, diventato un testimone scomodo, la dose letale di droga, un mix cocaina e eroina, che lo ha ucciso. A fare il nome di Testini sarebbe stata la fidanzata del pusher, Jennifer, il transessuale di 29 anni Adriano Da Motta. Ieri è stato interrogato a lungo il difensore di Cafasso, Marco Cinquegrana. Gli investigatori hanno perquisito il suo studio.
Intanto, oggi si è svolto in carcere l'interrogatorio il carabiniere Luciano Simeone, coinvolto con i colleghi Nicola Testini, Carlo Tagliente e Antonio Tamburrino nell'indagine per la tentata estorsione a Marrazzo. Simeone, ascoltato dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pubblico ministero Rodolfo Sabelli, ha ammesso che il video dove compaiono Marrazzo e il trans Natali fu girato da lui e Tagliente. Simeone nelle due ore di interrogatorio ha fornito particolari dai quali emerge che per il filmato fu usato il cellulare di Tagliente e che a riprendere le scene erano stati alternativamente sia Simeone sia Tagliente.
Nessun riferimento alla morte del pusher Cafasso nell'incontro con i magistrati: è stato affrontato solo il capitolo riguardante quanto accaduto in via Gradoli il 3 luglio dello scorso anno quando i carabinieri Tagliente e Simeone entrarono nell'appartamento trovando Marrazzo e il trans. Secondo quanto emerso dalle indagini dei magistrati fu Natalì a chiedere a Cafasso, abituale fornitore di stupefacenti dei trans, dello stupefacente in previsione dell'incontro con Marrazzo. L'informazione fu da Cafasso girata ai carabinieri che fecero così il blitz filmando quanto avveniva nella stanza dove c'erano l'ex governatore della Regione Lazio e il trans.
Secondo il racconto fatto da Simeone, che conferma quanto già detto nella prima fase dell'inchiesta, non furono i carabinieri a portare la cocaina trovata nell'abitazione di via Gradoli. La sostanza era già lì -ha detto l'indagato- il quale ha anche negato che Marrazzo sia stato rapinato nell'occasione.
Tutti furono arrestati il 22 ottobre dello scorso anno al termine di una indagine cominciata diversi mesi prima. E' stato lo stesso Simeone a chiedere al pm Capaldo di essere interrogato dovendo fornire altri argomenti a sua difesa.
Altro interrogatorio si è svolto nell'ambito dell'indagine riguardante la morte di Cafasso al quale fu affidato il video girato in via Gradoli perché fosse piazzato sul mercato. I magistrati hanno infatti ascoltato l'avvocato Marco Cinquegrana, difensore di Cafasso.
Il nome del penalista era già apparso nella prima fase dell'inchiesta su Marrazzo. Era stato indicato come colui che aveva offerto in vendita il video o copia di esso a due giornaliste del quotidiano 'Libero' per conto di Cafasso. Ma l'affare non andò in porto. A rivelare questa circostanza durante un'interrogatorio era stato uno dei carabinieri ricordando che Cafasso non aveva una residenza stabile perciò aveva affidato a Cinquegrana il filmato che il pusher conservata in una pen-drive.
Ieri, dopo l'interrogatorio, gli investigatori hanno perquisito lo studio del penalista non trovando quello che cercavano. Sono stati comunque sequestrati l'hard disk del computer del penalista e l'intera memoria del suo computer portatile.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign