Home Politica Caporali su San Gemignano: ‘Mi tutelerò nelle sedi giudiziarie’

Caporali su San Gemignano: ‘Mi tutelerò nelle sedi giudiziarie’

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AREZZO – L’assessore Alessandro Caporali intende tutelarsi nelle sedi giudiziarie competenti per tutti i fatti che saranno ravvisati come reati dalla Magistratura. E questo in relazione alle affermazioni fatte dal consigliere comunale Francesco Macrì in merito alla pratica portata in Consiglio Comunale e riguardante l’acquisto dell’immobile dell’Istituto Santa Maria Consolatrice posto in San Gemignano ad Arezzo.
“La pratica è assolutamente cristallina – commenta Caporali. Abbiamo rispettato, come ho affermato in Consiglio e come avrò modo di riaffermare in altre sedi, leggi, norme e procedure. La prassi di osservanza legislativa è coerente con l’operazione eseguita. Consiglio quindi a Macrì, e non solo a lui, di rileggersi la pratica. Quello che si è registrato è stato l’ennesimo tentativo, da parte di alcuni consiglieri, e non solo di opposizione, di insinuare sospetti e ombre su un progetto, che ha forti connotazioni sociali, di edilizia popolare che è fortemente innovativo e rilevante. Un progetto che prevede non solo 19 alloggi ma anche spazi comuni caratterizzanti l’housing sociale quali mensa, sala polivalente, lavanderia, cortile attrezzato. E questo non in una zona periferica ma nel cuore della città. Un progetto che consentirà all’Istituto Santa Maria Consolatrice di reinvestire parte consistente dei proventi della vendita nella riqualificazione della scuola, che garantisce l’istruzione a centinaia di bambini aretini. E’ un intervento che dimostra la capacità del Comune di individuare strade e soluzioni innovative per problemi gravi quale, ad esempio, quello degli alloggi. E di farlo grazie alla capacità di reperire finanziamenti pubblici a fondo perduto, in questo caso della Regione Toscana, che consentono al Comune di Arezzo di concretizzare un intervento a costo zero per le proprie casse. Il tutto nella più completa trasparenza, come dimostrano 3 atti della Giunta Comunale di Arezzo, 3 atti del Lode e la comunicazione diffusa attraverso i media locali. Dispiace che questa esperienza abbia subito un tentativo di mortificazione da parte esponenti pubblici che dovrebbero avere a cuore, prima di ogni altro, l’interesse della comunità. E dispiace anche il tentativo di insinuare dubbi sulla correttezza di un amministratore pubblico conosciuto e apprezzato dai cittadini per il suo impegno e la sua storia politica”.