ROMA – E' stato arrestato in Francia dalla Polizia il latitante Giuseppe Falsone. Condannato all'ergastolo, ricercato dal 1999, e' considerato il capo mandamento di Agrigento ed e' inserito nello speciale elenco dei 30 latitanti piu' pericolosi.
Alla cattura di Falsone da parte della Polizia si e' giunti anche con il contributo dell'attivita' informativa dell'Aisi. In queste ore, apprende l'ADNKRONOS da fonti investigative, e' in corso il prelievo delle impronte digitali per accertare l'identita' dell'arrestato.
"Grazie al lavoro straordinario della Polizia, oggi e' stato inferto un altro eccezionale colpo alla criminalita' organizzata con l'arresto del venticinquesimo superlatitante inserito nella lista dei trenta dall'insediamento del governo" afferma con soddisfazione il ministro dell'Interno Roberto Maroni che, appresa la notizia dell'arresto, ha telefonato al capo della Polizia, il prefetto Antonio Manganelli, per congratularsi.
"Oggi e' una giornata felice per l'Italia, per la Sicilia e per la provincia di Agrigento. E' stato catturato uno dei boss piu' spietati della nostra terra – commenta il ministro della Giustizia Angelino Alfano a Palermo per la festa della Guardia di finanza -. "In questo momento a Marsiglia sono in fase di raccolta le impronte digitali, se sara' confermata la sua identita', come pare, si affermera' ancora una volta il primato dello Stato nei confronti dei latitanti ovunque si nascondano anche qualora si nascondano in localita' straniere come in questo caso". Giuseppe Falsone, 40 anni il prossimo 28 agosto, nel 1999 era sfuggito ad un mandato di cattura per associazione mafiosa, omicidi e traffico internazionale di sostanze stupefacenti.
Nato a Campobello di Licata e figlio di Vincenzo, indiscusso 'leader' della citta' per molti anni, diventò capo quando ancora non aveva 21 anni. La Stidda, infatti, gli uccise durante una guerra di mafia con le famiglie rivali di Cosa nostra nel 1991 il padre e il fratello maggiore Angelo. La cronaca lo lega a boss del calibro di Giuseppe Settecasi, Carmelo Colletti e Giuseppe Di Caro. La sua ascesa ai vertici dell'associazione mafiosa pare fosse sostenuta persino da Bernardo Provenzano, mentre il suo rivale Maurizio Di Gati fu appoggiato da Antinino Giuffre'.
Il 14 luglio del 2002 la Polizia interruppe un summit tra boss a Santa Margherita di Belice. Di Gati riusci' a scappare, ma l'arresto di Giuffre' e l'opposizione dell'ex primula rossa gli impedirono di diventare capo induscusso della mafia agrigentina. Nei pizzini ritrovati nell'ultimo covo di Provenzano a Montagna dei cavalli, a Corleone, Falsone e' indicato con il numero 28. Appena tre mesi fa, nell'ambito dell'operazione antimafia 'Apocalisse', i carabinieri di Agrigento e di Palermo hanno sequestrato beni e societa' riconducibili al boss Falsone per circa 30 milioni di euro. Il 17 marzo del 2004 sono state diramate le ricerche in campo internazionale.
Articlolo scritto da: Adnkronos