ALGERIA – Il terrorismo di matrice islamica ha anche un volto femminile. Lo rivela un lungo rapporto pubblicato oggi dal quotidiano algerino El Khabar, dal quale si apprende che dagli anni Novanta, epoca in cui entrò in scena il Fronte Islamico di Salvezza, a oggi la sicurezza ha contato più di 700 donne coinvolte in attività terroristiche, molte delle quali tuttora attive. E tra loro non manca una 'emira', leader di una cellula di combattenti.
Negli anni, la denominazione e l'affiliazione dei gruppi armati è cambiata: il Gruppo Islamico Armato è confluito nel Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento, che nel 2005 si è affiliato alla rete di Osama Bin Laden, prendendo il nome di al-Qaeda nel Maghreb islamico. Ma la presenza di elementi femminili resta una costante, nonostante i mutamenti tattici e territoriali.
L'episodio più recente a vedere coinvolta una donna risale a due mesi fa circa nella provincia di Bejaia, a est di Algeri, dove "la sicurezza ha arrestato una ragazza ventenne fidanzata con un terrorista noto nella zona e alla quale era stato affidato il compito di monitorare i movimenti della polizia".
Poco prima, a ottobre del 2009, le forze antiterrorismo avevano arrestato ad Algeri otto elementi di una rete terroristica, tre dei quali donne di età compresa tra i 20 e i 35 anni, che stavano pianificando attentati nella capitale.
Secondo il rapporto di El Khabar, i ruoli affidati alla componente femminile dei gruppi terroristi vanno dal dare rifugio ai ricercati, alla propaganda tra le altre donne nei villaggi, alla cambusa.
Tuttavia, la sicurezza ha registrato anche il caso di una donna leader: si tratta di Khadidja, 'emira' della cellula clandestina nota col nome 'al-Sabirun' (ossia 'coloro che pazientano', ndr), formata da "mogli e sorelle dei terroristi che hanno dimostrato di saper portare le armi e di combattere".
Articlolo scritto da: AdnkronosAki