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Al Giardino delle Idee tra storia e futuro

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Al Giardino delle Idee tra storia e futuro

Arezzo – Sabato 27 novembre nello splendido scenario della Sala dei Grandi del Palazzo della Provincia di Arezzo, all’interno dell’iniziativa “Il Giardino delle Idee” e di fronte a un numeroso e attento pubblico Gianni Barbacetto, giornalista de La Repubblica e del Fatto Quotidiano, ha raccontato che cosa è cambiato rispetto all’edizione precedente.

Il libro, infatti, è stato riscritto perché sono passati quindici anni dalla prima edizione e diverse cose sono cambiate.

La strategia della tensione, ovvero la stagione della storia italiana in cui forze sotterranee e occulte si sono incrociate o scontrate con forze politiche ed economiche, si è in parte complicata.

Si sono susseguiti nuovi processi, nuove indagini, nuove sentenze, soprattutto per quanto riguarda la strage di piazza Fontana ma anche la strage della questura di Milano e quella di Brescia.
Oggi sappiamo molto di più in merito a quegli avvenimenti, anche se le sentenze non mettono dei punti definitivi e le verità processuali non si sono sovrapposte alle verità fattuali.

In alcuni casi non sono stati fatti passi avanti, nel caso ad esempio della strage di piazza Fontana mancano ad oggi condanne e spiegazioni sensate.

Non conosciamo i nomi dei colpevoli ma abbiamo individuato nella strategia della tensione un apparato intercambiabile di uomini, spesso assoldati nello stato, al servizio di un’idea precisa: la conservazione del potere rispetto a qualsiasi forma di cambiamento, cambiamento che in quel preciso periodo storico, dalla fine degli anni ‘60 fino agli anni ’80, veniva identificato nello spauracchio del comunismo.

Ma chi è il Grande Vecchio?

Con tono pacato ma incisivo Gianni Barbacetto ha voluto ricordare come Il Grande Vecchio altro non sia stato che un sistema di poteri occulti che guidavano le fila degli avvenimenti.

Nel quadro della guerra fredda e della sovranità limitata dell’Italia, alla legalità ufficiale si è sostituita una “legalità” sotterranea con regole inconfessabili che, al di là degli obiettivi iniziali, è cresciuta a dismisura: l’eversione di Stato ha nutrito la corruzione politica e si è saldata con la criminalità organizzata.

Il Grande Vecchio, come dice il nome, è grande, quindi non decifrabile.

Ed è vecchio, ovvero sedimentato in maniera pervasiva.

Non si riduce a un’unica persona ma è un sistema di poteri che ha fatto dell’illegalità la regola.

Proprio come contraltare all’idea dilagante di illegalità, nel libro Gianni Barbacetto ha scelto di far parlare i magistrati che hanno indagato sui grandi misteri italiani e di far raccontare loro la storia segreta del nostro paese.

Gianni Barbacetto ha voluto inoltre ribadire come sia fermamente convinto che ci sia un filo conduttore tra l’eversione nera degli anni ‘70 in Italia e la situazione attuale.

Com’è stato possibile ciò?

Una spiegazione la dà il clima di guerra internazionale che aleggiava in quegli anni: l’occidente si sentiva legittimato a qualsiasi cosa pur di sconfiggere il comunismo.

La legalità è stata sospesa, chi stava al potere poteva fare qualunque cosa e questo atteggiamento di totale licenza è rimasto in Italia oggi, al di là degli obiettivi iniziali, anche per ossequiare gli interessi più biechi e meschini.

Da stragiopoli siamo passati a tangentopoli e infine a mafiopoli.

La classe politica si è sentita legittimata anche a stringere accordi con organizzazioni mafiose e sistemi criminali.

Il risultato è che la corruzione politica e la mafia si saldano tra loro e la legalità è svalutata da chi comanda, situazione, questa, che non esiste in nessun paese democratico al mondo.

Nella parte centrale dell’incontro, moderato da Antonella di Tommaso e Dory d’Anzeo, con gli interventi di Francesco Maria Rossi, Gianni Barbacetto ha affrontato quella che lui chiama la questione del “sultanato di Papi”.

Un harem di carne fresca e annessi, che probabilmente, secondo Barbacetto, inciderà sulle prossime scelte di quello che è stato l’elettorato del premier poiché “una parte dei cattolici hanno capito che è politicamente disdicevole che un uomo di stato si occupi dei suoi affari anziché degli affari di tutti. Un’altra parte lo apprezza e s’immagina una dolcevita fatta di soldi, sesso, guadagni facili, non importa se ottenuti disonestamente”.

“Lui ha sdoganato il vizio dell’andare a prostitute” ha aggiunto Barbacetto “ad esempio e c’è chi pensa che questo stile di vita sia non solo auspicabile, ma anche meritevole.

Chi lo ha sempre fatto di nascosto e magari vergognandosi, adesso probabilmente si sentirà legittimato”.

La terza parte dell’incontro, prendendo spunto dal nuovo istant book edito da Melampo dal titolo “Se telefonando” è stata dedicata al tema delle intercettazioni.

“Senza le intercettazioni i cittadini italiani non avrebbero saputo nulla di malversazioni, di illegalità, di ruberie varie di cui tu ho parlato nel mio libro” ha esordito Barbacetto.
”Fazio sarebbe forse ancora governatore della Banca d’Italia” ha continuato “Pollari direttore del Sismi, Moggi sarebbe ancora impegnato a stabilire griglie arbitrali per vittorie e sconfitte dei campionati calcistici, Fiorani avrebbe espugnato la Banca Antonveneta, Ricucci sarebbe un importante azionista del Corriere e Gianni Consorte della Bnl. E mentre Vanna Marchi sarebbe ancora intenta a smerciare i suoi intrugli e ad estorcere soldi a clienti creduloni, Fabrizio Corona sarebbe indaffarato a ricattare le sue vittime. E nella clinica Santa Rita di Milano, i dirigenti continuerebbero a stabilire cure e interventi chirurgici non tanto sulla base della salute del paziente, quanto su quella dei guadagni di medici e proprietario”.

“Ora non si potranno più fare intercettazioni” ha aggiunto Barbacetto “perché, per procedere, saranno necessari evidenti indizi di colpevolezza, un assunto che denuncia da sè la propria assurdità: le intercettazioni dovrebbero costituire le prove! Naturalmente molti reati non saranno più scoperti e i responsabili dormiranno sonni tranquilli sapendo di aver garantita l’impunità. Infine le intercettazioni non saranno più raccontabili e questa è una gravissima limitazione alla libertà di espressione”.

Di fronte ad un pubblico interessato e partecipe la domanda conclusiva è stata posta da Dory d’Anzeo che ha voluto chiedere al dr. Barbacetto se sia possibile che il nostro sistema politico subisca un’evoluzione in senso etico.

Gianni Barbacetto, salutando il pubblico, ha affermato di “credere che questo sistema politico non sia riformabile. Manca un basamento pulito, manca cioè un presupposto imprescindibile. Perché venga ripristinata la moralità deve cadere un regime trasversale in cui esistono responsabilità ma non sono distribuite equamente: ci sono grandi responsabilità accanto a leggerezze, accanto a ottimismi illusori. Nonostante nel PDL ci siano alcune persone perbene è prevalsa una solidarietà di ceto. L’unica speranza è quindi il ricambio: dobbiamo aspettare la prossima generazione di politici e probabilmente anche di nuovi partiti. La politica è una cosa troppo importante per poterla far fare solo ai politici e il merito dell’informazione è rendere un apporto critico”.

Al termine Barbacetto ha autografato i libri posti in vendita ed esauriti in pochi minuti e si è intrattenuto con il pubblico rispondendo con gentilezza e disponibilità alle numerose domande posti dai presenti.