KABUL – I corpi di 8 stranieri, sei tedeschi e due americani, uccisi a colpi di arma da fuoco insieme ai loro accompagnatori locali nel nordest dell'Afghanistan sono stati ritrovati dalla polizia in un distretto della provincia di Nuristan al confine con il Pakistan. Lo ha annunciato Agha Noor Kentooz, capo della polizia della vicina provincia di Badajshan.
Le vittime lavoravano all'ospedale oftalmico Noor di Kabul gestito dall'ong cristiana International Assistance Mission (Iam). La stessa ong spiega sul sito della sua homepage che "è probabile che si trattasse di membri di un team mobile dell'Iam. Il gruppo si trovava nel Nuristan su invito delle comunità locali. Dopo aver completato le attività mediche, il team stava rientrando a Kabul".
A dare l'allarme era stato un afgano che faceva parte del gruppo, identificato solo come Sayedullah, che dopo essere sopravvissuto al massacro ha camminato fino a Badajshan e ha informato la polizia dell'accaduto.
Secondo il capo della polizia Kentooz, i corpi giacevano non lontano dai veicoli che trasportavano il gruppo. "Stando ai passaporti ritrovati, sei vittime sono tedesche e due americane", ha confermato, precisando che tra i tedeschi morti ci sono tre donne. Il massacro sarebbe avvenuto due settimane fa, ma a causa del luogo poco accessibile la polizia non è riuscita a recuperare immediatamente i corpi.
Il gruppo, costituito per lo più da medici oculisti, è stato fatto mettere in fila in un bosco prima di essere fucilato. Le vittime erano al loro ultimo giorno di viaggio.
I corpi, ha spiegato il capo della provincia di Badakhshan, Agha Nur Kentus erano crivellati di proiettili. L'intero gruppo aveva dormito in tenda nella provincia confinante di Nuristan, alla frontiera con il Pakistan. L'unico sopravvissuto, l'afghano che ha poi dato l'allarme, è riuscito poi a fuggire arrivando alla provicina di Badakhshan. Kentus ha inoltre spiegato che gli stranieri erano stati avvertiti di non mettersi in viaggio verso il Nuristan, proprio per la sua pericolosità, ma inutilmente. "Ci hanno detto- ha riferito – che erano medici e che non sarebbe successo loro niente".
L'afghano, di nome Sayedullah, ha riferito che il gruppo aveva lavorato in un ospedale di Kabul. Kentus, riferendosi alla testimonianza dell'unico sopravvisuto, ha spiegato che "gli aggressori, che avevano tutti lunghe barbe, hanno dapprima perquisito gli stranieri, e poi li hanno uccisi a colpi d'arma da fuoco".
Il massacro è stato poi rivendicato dai talebani. Il portavoce Sabiullah Mujahid, ha detto telefonicamente all'agenzia stampa tedesca Dpa che si trattava di "missionari cristiani", che stavano raccogliendo informazioni d'intelligence nella regione. "Abbiamo trovato loro documenti di spionaggio", ha detto. Ma se la polizia afghana ha parlato di 8 persone, di cui due cittadini Usa e sei tedeschi, tra cui tre donne, Mujahid ha parlato di 9 persone tra cui 4 donne, specificando che l'uccisione e' avvenuta venerdi' scorso.
Dopo i Talebani, un altro gruppo di miliziani radicali islamici ha rivendicato l'uccisione di 8 stranieri e 2 afghani. Si tratta del partito islamico Hizb-e-Islami guidato dall'ex primo ministro Bulbudin Hekmatyar. La rivendicazione è arrivata via telefono ad alcuni media, ma il chiamante non ha fornito motivazioni.
Articlolo scritto da: Adnkronos