Roma (Adkronos Salute) – C'erano una volta gli occhi a mandorla. Tratti distintivi di una bellezza orientale che oggi sempre più donne, soprattutto cinesi e giapponesi, vogliono cancellare a colpi di bisturi per assomigliare ai modelli occidentali. La nuova frontiera della chirurgia estetica contagia l'Oriente e a dare il senso delle proporzioni di un fenomeno in costante crescita sono i numeri: ogni anno circa 3 milioni di cinesi ricorrono al chirurgo plastico, per un totale di 1,7 miliardi di euro spesi. Ben 200 mila, tra medici e infermieri, le persone coinvolte in questa industria; circa 300 mila, invece, i pazienti che rimangono sfigurati o paralizzati a seguito di interventi non riusciti. "Si tratta di una tendenza che negli ultimi anni è cresciuta notevolmente, anche tra le donne orientali residenti in Italia – spiega Alfredo Borriello, direttore dell'Unità operativa di chirurgia plastica dell'ospedale Pellegrini di Napoli – Non sono poche le pazienti che, provenendo dall'Oriente, si sono rivolte al mio studio per richiedere diversi interventi di chirurgia estetica tra i quali aumento del volume del naso, ritocco della forma degli occhi, ma anche quella di guancia e mento, per mostrare un viso meno tondeggiante e, quindi, più occidentale". Tra il popolo orientale, infatti, si è ormai imposto il canone di bellezza europeo-americano, rafforzato anche dal successo che la moda riscuote in tutto il mondo. E così, c'è chi è addirittura disposto a rischiare la propria vita pur di assomigliare al modello occidentale. Soltanto poche settimane fa, infatti, la cantante cinese Wang Bei è morta soffocata ad appena 26 anni durante un intervento chirurgico di riduzione dell'osso mascellare, suscitando sgomento tra gli internauti di tutto il mondo. "E' un'ossessione che porta pazienti anche molto giovani a volersi trasformare a tutti i costi, a modificare completamente i propri lineamenti per assomigliare alle star holliwodiane più in voga del momento – continua Borriello – A questo va ad aggiungersi il fenomeno sempre più dilagante delle cliniche low cost, spesso gestite da chirurghi improvvisati che il più delle volte non hanno alcuna esperienza nel settore, ma tentano operazioni che possono condurre persino alla morte. Come nel caso di Wang Bei". Dall'esperto arriva quindi un appello al buon senso: "A volte basterebbe imparare ad amarsi un po' di più, a considerarsi creature uniche al mondo, a capire che l'omologazione anche fisica è innaturale e irrispettosa, soprattutto verso se stesse – osserva l'esperto – La chirurgia non dovrebbe trasformare il nostro viso o le nostre forme, a meno che non si intervenga per limitare grossi difetti fisici che spesso causano complessi e disagi. Un'ossessione può costare la salute".
Articlolo scritto da: Adnkronos