Home Cronaca Sul ‘Giornale’ e ‘Riformista’ le foto-choc della strage di Kabul

Sul ‘Giornale’ e ‘Riformista’ le foto-choc della strage di Kabul

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ROMA – Il corpo di un soldato morto al fianco di un blindato, un troncone di cadavere (forse quello del terrorista) sventrato dall'autobomba: sono le foto arrivate da Kabul e apparse in questi giorni sul 'Giornale' e il 'Riformista' che fanno discutere lettori, politici e operatori dell'informazione.

Già ieri i due giornali, a fianco delle cronache dall'Afghanistan, avevano scelto di accompagnare gli articoli con immagini particolarmente 'forti'. Oggi, dopo le reazioni dei lettori e i dibattiti sui media, le due testate ritornano sull'argomento, riportando i commenti raccolti e spiegando le motivazioni della loro scelta. Sul 'Giornale' Giordano Bruno Guerri ricorda l'editoriale di ieri del direttore Vittorio Feltri che affiancava l'immagine del soldato caduto: "Se siamo in guerra, sosteneva il direttore del 'Giornale', mettiamo i nostri soldati in condizione di combatterla davvero, non di farsi ammazzare senza poter reagire. Si condivida o no il punto di vista, non c'è dubbio che la foto è ancora più efficace dell'articolo". Ma lo stesso approccio, aggiunge Guerri, dovrebbe valere anche per i pacifisti, definendo "ozioso il dibattito… perché niente più di quelle immagini rende insopportabile l'idea del conflitto armato".

Anche il 'Riformista' oggi torna sulla decisione in un editoriale dal titolo 'Perche' abbiamo pubblicato questa foto'. "La ragione è che quella foto è la verità. La verità di una strage terroristica. E' esattamente quello che si vede in quello scatto cio' che fanno le autobombe dei kamikaze. E' vero, quell'immagine provoca disgusto, perche' e' disgustoso il terrorismo suicida. E' bene che gli italiani vedano che cosa succede a un essere umano quando e' investito da un'autobomba. E se lo vediamo quando accade a un italiano, puo' essere che saremo un po' meno distratti e indifferenti quando accade a un israeliano, a un iracheno, a un afghano". In ogni caso, si sottolinea sul giornale diretto da Antonio Polito, "una sola cosa non abbiamo fatto, con quella foto: non l'abbiamo messa in prima pagina. Non cercavamo il sensazionalismo" ma "ai nostri lettori abbiamo offerto un documento che parla più di cento articoli".

E la discussione si rianima. Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa, non usa mezzi termini per criticare la pubblicazione delle foto: ''Se esiste un diritto alla privacy quando le persone sono vive, basterebbe un minimo di intelligenza e di buon senso per evitare la pubblicazione di foto di persone che hanno perso la vita in un attacco di questo genere. E' una mancanza di rispetto verso la loro memoria, le loro famiglie e lo Stato tutto''.

Anche Gianfranco Paglia del Pdl, ex ufficiale dei paracadustisti, medaglia d'oro al valor militare per le azioni compiute durante l'attacco nel luglio 1993 al checkpoint ''Pasta'' nell'ambito dell'operazione Ibis in Somalia, dove venne gravemente ferito e perse l'uso delle gambe critica la scelta dei quotidiani: "Mi è venuta la nausea. Capisco – aggiunge Paglia – che per i media il sangue versato dai nostri soldati alla fine paga, anche se non so francamente quanto possa influire sulle vendite. Però penso che a tutto ci debba essere un limite. Qui non si tratta di libertà di stampa, si tratta unicamente di mancanza di rispetto per i nostri uomini che sono li' a combattere e che hanno dato la vita".

A chiedere che la pietà prevalga sul diritto di cronaca è anche Edmondo Cirielli, presidente della commissione Difesa della Camera: ''La prima cosa che ho provato è stato un forte dolore nel vedere certe immagini. A freddo riflettendoci, forse in questi casi la pietà dovrebbe essere superiore al diritto di cronaca''. Cirielli non ha dubbi: ''In ogni caso, deve essere nella libertà individuale decidere cosa fare e cosa non fare. Non si può vietare la pubblicazione di queste foto, perché la scelta dovrebbe essere lasciata al senso di coscienza dei direttori dei singoli giornali''.

Le foto vanno pubblicate invece per Aurelio Misiti, deputato dell'Italia dei valori e componente della commissione Trasporti e telecomunicazioni di Montecitorio. Misiti ritiene che le foto delle vittime di Kabul vanno pubblicate: ''Ritengo in generale che i giornalisti non devono lasciare nulla di intentato per informare le persone. Pertanto, se pubblicano delle foto che possono essere un po' troppo forti, è giusto farlo, anche per dimostrare quanto sia grave e infame il terrorismo contro i civili e le vittime innocenti. Penso – ribadisce l'esponente dell'Idv – che vadano pubblicate le foto e anche commentate proprio per indicare la gravita' di questi atti terroristici contro l'umanità''.

Dello stesso parere Vittorio Sgarbi: "La censura è sempre sbagliata, nell'arte come nella fotografia. La foto è il ritratto della realtà e ciò che essa immortala è giusto che si veda. Chi censura avra' delle motivazioni comprensibili ma chi pubblica ha sempre ragione. Si tratta di scelte".

A promuovere la scelta di 'Giornale' e 'Riformista' è anche il fotografo pubblicitario Oliviero Toscani secondo il quale "bisogna guardare in faccia la realtà: inutile fare come gli struzzi e nascondere la testa nella terra. La realtà resta quella, la si voglia guardare o no. E non si può censurare, perché un Paese è civile quando non censura, né i testi né le immagini" , afferma Toscani all'ADNKRONOS.

In difesa dei due quotidiani interviene anche il presidente dell'Ordine dei giornalisti Lorenzo Del Boca: "La pubblicazione di quelle foto non è offensiva né per le vittime né' per le loro famiglie: foto come quelle, semmai, aiutano a rendere l'idea di cosa sia successo e a far capire l'orrore del terrorismo e in generale della guerra". Per Del Boca "è un bene che si sviluppi un dibattito attorno a questi temi e credo che in ogni redazione si sia discusso se metterle o meno sul quotidiano; poi, ciascun direttore ha preso la decisione che ha ritenuto più opportuna nei confronti dei suoi lettori. In questo campo, ci sono le regole ma non possono mai definire i singoli casi, affidati sempre e comunque alla sensibilita' umana e giornalistica della direzione''.

Di parere opposto invece il presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale: "Non mi piace e non mi convince. Rispetto le motivazione con le quali i colleghi hanno deciso di mettere in pagina quelle foto. Ma non credo che abbiamo bisogno di vedere brandelli di uomo per sapere cosa sia il terrorismo e cosa sia la guerra. A mio avviso – dice Natale – quelle immagini non aggiungono notizie e tolgono quella 'pietas' che deve continuare ad essere un valore professionale -continua Natale- Trovo che la pubblicazione di quelle foto sia il segno della deriva emozionalistica del nostro giornalismo, di cui grande responsabilita' -ma non esclusiva- ha la televisione''.

Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign