Home Attualità Sale la febbre per il ritorno dei ‘Terminator’

Sale la febbre per il ritorno dei ‘Terminator’

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ROMA – Adnkronos/Cinematografo.it) – Dovevano essere morti. L'olocausto nucleare scatenato da Skynet – il cervellone a neuroni elettronici incline allo sterminio – avrebbe dovuto cancellare l'umanita' dalla faccia della terra. Sul set di Albuquerque invece le cose sono andate diversamente. Le colline fumano ancora, la citta' e' un deserto, il silenzio parla ovunque di una distruzione totale, ma qualcuno respira. Sono i sopravvissuti di una guerra (in)umana, scampati al benservito delle macchine ribelli. Il leader della resistenza biotica, John Connor, e' tra questi. Gia' sfuggito in passato alla sua irrefutabile condanna, l'uomo e' pronto a guidare un'altra colossale battaglia contro i cyborg nell'atteso 'Terminator Salvation' (dal 5 giugno in Italia), quarto capitolo di una saga che celebra i suoi 25 anni.

Rispetto al 1984 – data di uscita dell'epocale film di Cameron – tutto e' cambiato perche' ogni cosa rimanesse com'era. Il lifting – nella sua moderna e abusata accezione di reboot – prevede novita' e scongiuri contro il tempo che passa (non a caso il sottotitolo predica: 'The Future Begins').

C'e' un regista con scarsa esperienza sul campo, il mago dei videogiochi McG (Joseph McGinty); un nuovo attore protagonista, il bravo e controverso Christian Bale; 200 milioni di dollari di budget, il piu' alto nella storia della saga; un'ipotesi di trilogia aggrappata all'esito commerciale di questo nuovo inizio. Non manca il mistero, tra indizi e false pista disseminate dal marketing.

La sceneggiatura, firmata a 4 mani da Paul Haggis e Jonathan Nolan (fratello del piu' noto Christopher), e' top secret. Il finale, promette McG, scioccante. Il primo a non riprendersi e' stato Josh Brolin che ha mollato le riprese dopo aver letto lo script. In mezzo a tanti innesti, il ricorso a un cast tecnico di primo livello: score a tripla partitura di Danny Elfman, Gustavo Santaolalla e Thom Yorke, creature ed effetti speciali affidati ai tecnici della Stan Winston Studio (dal nome del celebre creatore del primo cyborg, scomparso durante la lavorazione), e un puzzle di paradossi temporali, sequenze pirotecniche e interni d'anima ricostruito dal montatore del 'Titanic' Conrad Buff.

I calcoli, come gli imprecisi algoritmi di Skynet, possono rivelarsi sbagliati, ma sulla carta il film e' un blockbuster da almeno mezzo miliardo di dollari. L'attesa e' spasmodica e i primi screen test hanno dato esito positivo. Si rivedono Linda Hamilton – protagonista del primo indimenticato 'Terminator', qui voce narrante e filo diretto col passato, rievocato da alcuni flashback – e Arnold Schwarznegger, che ha acconsentito perche' la sua faccia si saldasse ''digitalmente'' al nuovo T-800. Torna in scena Kyle Reese – padre di John Connor – a cui presta il volto Anton Yelchin. Completano il cast Sam Worthington ed Helena Bonham Carter, in ruoli indecidibilmente sospesi tra Bene e Male.

La confusione, l'ambiguita' ontologica e morale, sembra il marchio distintivo del nuovo corso. Cyborg sempre piu' umani e viceversa, alla maniera di Blade Runner. Unito al vecchio (anacronistico?) adagio sui limiti della scienza, che risale al mito di Frankeinstein e anche piu' indietro. Si sa come va finire: il creatore ristabilisce ogni volta il proprio controllo sul creato, e l'essere infinitamente piu' piccolo, fatto di carne e umane debolezze, ha la meglio su un nemico cento volte piu' potente (come nel caso di Terminator). Il destino ha una coerenza superiore al calcolo, in quanto dotato di un fine morale che il secondo non possiede. Trasgredire lo schema e' sempre possibile pero', specie in tempi di recessione, quando le ombre avvolgono le luci. Le cose non vanno come dovrebbero e si spalanca l'apocalisse.

D'altra parte il fascino della saga si poggia proprio sul suo carattere millenaristico, da antica narrazione biblica. Come ha scritto Gavriel Moses, Terminator ''non e' altro che la versione aggiornata della evangelica fuga in Egitto. Il redentore ancora da nascere, la cui missione e' quella di garantire la futura salvezza dell'umanita', deve a tutti i costi essere salvaguardato dagli attentati di una struttura di potere la quale, pur di difendersi, non esita a seminare stragi''. La commistione tra organico e inorganico copre quella tra umano e divino, e si radica nel profondo bisogno dell'io di superare ogni volta se stesso, nel tentativo di forzare i propri ambiti naturali. Questo spiega non solo il perdurare nella fantascienza dello scontro tra l'individuo e la macchina, l'uomo e il cyborg, ma anche perche' accanto al cyborg cattivo debba emergerne uno buono. Ultimo baluardo di un superomismo tecnologico che e' necessario combattere purche' venga salvato.

Articlolo scritto da: Adnkronos/Cinematografo.it