ROMA – Ritrovata rarissima acquaforte del noto artista fiammingo Pieter Paul Rubens. Se ne erano perse le tracce dal 1836 quando un libro accennava ad uno studio dell'artista interpretato dal dipinto di Leonardo Da Vinci denominato 'L'ultima cena'. Da allora critici e studiosi lo hanno cercato senza alcun risultato, fino a quando uno psicologo romano, Gilberto Di Benedetto, che ha ereditato l'opera dal padre, decide di farla vedere ad alcuni esperti di arte con l'intenzione di venderla per finanziare uno studio sull'elettroionoterapia, o meglio la terapia del dolore.
Da qui la meraviglia. "Guardando il quadro sono rimasto subito impressionato. Era proprio l'opera che si cercava da tanti anni'', spiega all'ADNKRONOS Andrea De Liberis, Consulente tecnico di opere d'arte dei Tribunali di Roma, Trento e Fermo e della Camera di Commercio di Roma, nonché membro dell'Union Française des Experts (specializzati in antichità e oggetti d'arte) che si occupa di valutazioni e stime a livello internazionale nel mercato dell'arte.
''Appena ho visto l'opera mi sono reso conto che erano secoli che cercavo questa incisione stupenda che non riuscivo a trovare da nessuna parte, in nessun mercato, né italiano, né straniero. E' un'opera molto rara – sottolinea De Liberis – Quando Rubens è venuto in Italia si è soffermato a Milano e si è dedicato all'incisione, ne ha realizzate poche, questa è una di quelle, fatte direttamente da lui. Infatti, nella lastra c'è la provenienza dell'opera e la scritta in italiano. Si tratta di una rivisitazione, non di una copia, bensì di una reinterpretazione dell'Ultima cena di Leonardo da Vinci che Rubens aveva visto a Milano e che, arrivato a Roma, ha voluto riprodurre attraverso l'incisione su una lastra di rame. E' un'opera introvabile già nell'Ottocento. Si sapeva che Rubens l'aveva eseguita ma avendola cercata tanto, e inutilmente, si finì per pensare che fosse andata persa".
"Io non sono un cultore di Rubens – ammette De Liberis – però amo le cose rare e uniche e quindi posso dire che finalmente abbiamo trovato questa incisione rarissima, tra l'altro scritta in lingua italiana, con delle frasi molto interessanti dove Rubens ci ricorda che lo stesso Leonardo morì tra le braccia del re di Francia Francesco I. Pochi sanno di questa morte e di questa amicizia tra i due. Ma, al di là della storia, la parte interessante è che l'acquaforte è una rarità proprio perché Rubens ha inciso pochissime opere. Dall'Ottocento c'era una ricerca spasmodica su questa opera di Rubens".
L'acquaforte è un'opera orizzontale stampata su due fogli che il padre di questo noto psicologo romano acquisì da una famiglia aristocratica, probabilmente francese, che viveva nell'alta Savoia. Da dodici anni era rimasta inosservata, rischiando di rimanere ancora per chissà quanto tempo all'oscuro.
"Dare un valore ad un'opera come questa, più unica che rara, è molto difficile – continua Andrea De Liberis – Il valore, per chi ama le opere rare è storico. Parliamo di un'opera di Rubens, uno dei più grandi pittori fiamminghi, di una testimonianza, di una interpretazione fatta da Rubens di un altro grande maestro come Leonardo Da Vinci, parliamo quindi di due enormi personaggi della storia dell'arte. Credo che sia giusto promuovere questa opera sotto l'aspetto dei beni culturali. Che sia cioè resa nota, perché è sempre importante e giusto che tutti possano vederla e analizzarla. Finora non è nota neppure alle grandi enciclopedie, ecco perché questo ritrovamento fa bene alla storia dell'arte innanzitutto, una scoperta che porterà dei benefici anche nell'ambito della storiografia di Rubens. Sono contento di avere analizzato questa opera e di averla scoperta – conclude lo studioso – In tanti anni di viaggi in tutti i mercati di Europa non ho mai visto questa opera, trovarla a Roma mi ha fatto particolarmente piacere".
"Un ritrovamento eccezionale" anche per Alfredo Pasolino, noto critico d'arte internazionale. "Si pensava che l'opera fosse andata persa e invece è riapparsa inaspettatamente, oltretutto firmata in italiano – afferma il critico chiamato a fare una relazione circostanziata sull'opera – e bisogna farla conoscere al mondo intero".
L'acquaforte, secondo lo studioso "potrà valere, data la rarità, dai 700.000 al milione di euro", ma il valore vero "è averla restituita alla conoscenza storica. Ho provato una emozione grande nel vedere questa opera. Ora non mi sorprenderei se venisse esposta in un museo, statale o privato. A Palazzo Spinola di Genova, ad esempio, sono esposti molti quadri di Rubens. L'importante comunque – conclude il critico – è che non rimanga più chiusa in qualche stanza buia ma possa essere vista e ammirato da tutti".
"Sarà un dolore separarmene – confida Gilberto Di Benedetto – sono anche un pittore e privarmi di un'opera così prestigiosa non mi fa piacere, però devo farlo per poter finanziare uno studio altrettanto importante che sto portando avanti sulla medicina del dolore. E' una promessa che ho fatto a mio padre e che voglio portare avanti per onorare la sua memoria".
Articlolo scritto da: Adnkronos