ROMA – Via libera alla riduzione del tetto alla pubblicità per i canali tv a pagamento. E' quanto prevede lo schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva Ue sui servizi di media audiovisivi, approvato questa mattina dal Consiglio dei ministri.
In materia di pubblicità il provvedimento, che verrà inviato alle commissioni parlamentari per il parere di competenza, "è pienamente conforme – si legge in una nota del ministero dello sviluppo economico – con la disciplina comunitaria, sia nella parte in cui rende più flessibili le regole relative alle interruzioni sia per quanto concerne il mantenimento di un regime rigoroso a tutela dell'utente relativamente ai limiti di affollamento giornaliero e orario che non possono superare il limite del 20%". In tale contesto, nel rispetto del principio comunitario che consente l'introduzione di limiti più restrittivi, è prevista una riduzione graduale dei tetti di affollamento orario per tutti i canali a pagamento, sia satellitari che terrestri, nel prossimo triennio (16% dal 2010, 14% dal 2011 e, a regime, 12% a decorrere dal 2012).
La previsione di un regime differenziato per i canali a pagamento si inserisce a pieno titolo nel contesto di un sistema attualmente tripartito dei tetti di affollamento: la Rai infatti ha un limite del 12% orario e del 4% settimanale, le emittenti nazionali in chiaro del 18% orario e del 15% giornaliero e le tv locali del 25% orario e giornaliero che può arrivare fino al 40% se comprende forme di pubblicità diverse dagli spot.
Una tale riduzione, si legge nella nota del ministero dello sviluppo economico, "è, nella sostanza, finalizzata a garantire il consumatore-utente della pay tv". L'introduzione di limiti più severi "è infatti una misura che consente di limitare il disvalore dovuto all'interruzione pubblicitaria, percepita come tale durante il processo di consumo da parte dell'utente, nel corso di un programma per il quale (e a differenza della televisione in chiaro) l'utente ha versato un apposito compenso (generalmente sotto forma di abbonamento) al fornitore del servizio per la fruizione di un contenuto c.d. premium a più alto valore aggiunto".
Articlolo scritto da: Adnkronos