Home Cronaca Mons. Marchetto: ‘I politici aggressivi mi fanno pena’

Mons. Marchetto: ‘I politici aggressivi mi fanno pena’

0

CITTA' DEL VATICANO – La politica alta e nobile è particolarmente rispettosa sia di chi ha idee diverse che dei poveri e dei bisognosi e i politici che scelgono un linguaggio aggressivo e violento spesso fanno pena. E' quanto ha detto il Segretario del Pontificio consiglio per i migranti e gli itineranti in un'intervista concessa al mensile dei paolini 'Jesus' dedicata alle politiche di contrasto all'immigrazione e alla sicurezza messe in atto dall'Italia.

In relazione al fatto che spesso si usa un linguaggio aggressivo e violento nella discussione politica, mons. Marchetto ha spiegato: ''Ho un grande rispetto per la politica e per gli uomini che vi sono impegnati. Molte volte mi fanno pena, nel senso buono di questa espressione, quando li vedo assumere, e penso ritengano così di difendere le proprie posizioni di partito, atteggiamenti aggressivi nel linguaggio, anche violenti, non rispettosi dell'altro, che è poi un uomo politico come loro''.

''E faccio memoria – ha aggiunto – della politica, quella alta e nobile, rispettosa e al tempo stesso convinta delle proprie ragionate posizioni, senza preconcetti, con la capacità di tutti di unire nella superiore ricerca di un bene comune che faccia attenzione specialmente ai più poveri, ai bisognosi, a chi non ha il necessario per vivere. Penso alla politica superiore che Paolo VI, un grande italiano, definì 'eminente espressione di carità'''.

Quindi mons. Marchetto è tornato a criticare la politica dei respingimenti messa in atto dal governo italiano spiegando che ''il principio di non respingimento dei rifugiati o richiedenti asilo è una delle colonne di sostegno della legislazione internazionale, espressione di umanesimo, oltre che di cristianesimo, per noi''.

In merito al pacchetto sicurezza, e alle norme relative all'immigrazione, mons. Marchetto ha affermato: ''Devo dire che le mie preoccupazioni sono tante. C'è il rischio di creare una società di invisibili, non dobbiamo creare una società parallela di immigrati, prima di tutto per non avere ghetti e poi per rispetto alla dignità della persona umana di ognuno, in situazione regolare o meno. Vi è a questo proposito una convenzione internazionale a difesa dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, ratificata da più di 40 Stati. Tra essi non c'è l'Italia e nemmeno altri paesi 'cosiddetti' sviluppati. Il rischio è far crescere in Italia il numero degli apolidi, che nel mondo sono circa 5 milioni''.

In merito al tema più ampio dell'accoglienza in riferimento all'Italia, il Segretario del dicastero dei migranti ha osservato: ''E' una questione fondamentale della società: dobbiamo stare attenti che nell'immagine collettiva e individuale non si crei il collegamento tra chi è legittimamente diverso e chi è il mio nemico''. ''Bisogna – ha aggiunto mons. Marchetto – cioè combattere la discriminazione, la xenofobia, il razzismo che sono cose diverse ma che spesso conducono agli stessi atteggiamenti di chiusura, animosità, offesa, violenza''.

Articlolo scritto da: Adnkronos