LONDRA – La Gran Bretagna si divide sul caso di Debbie Purdy, la donna di 45 anni affetta da sclerosi multipla che si batte in tribunale per poter ricorrere in futuro al suicidio assistito, senza che il marito venga incriminato per averla aiutata. La donna vuole potersi recare in Svizzera, dove il suicidio assistito è legale, quando le sue condizioni saranno degenerate tanto da essere insopportabili. Si è per questo rivolta ai tribunali per avere l'assicurazione che suo marito non verrà messo sotto accusa per averla accompagnata nell'ultimo viaggio.
La Corte d'Appello ha appena respinto la sua ultima istanza, affermando che solo il Parlamento può cambiare la legge. Ma la Purdy non si arrende: ora sta valutando se continuare la sua battaglia a livello giudiziario o cercare di promuovere una nuova legge.
Debbie è una donna piena di vita e di energia con un passato ricco di viaggi e di esperienze. Mentre scriveva una guida turistica a Singapore ha conosciuto il futuro marito, il violinista jazz Omar Puente, di nazionalità cubana, oggi 47enne. Il loro amore è molto forte e ha resistito alla prove della malattia di lei, scoperta nel 1995. Dal bastone, alla sedie a rotelle, fino al bisogno di assistenza anche per le cose più semplici, la Purdy ha scoperto che molte cose che in passato le sarebbero sembrate "orribili e insopportabili" in realtà non lo sono affatto. Al momento non gli è chiaro quando sarà il momento di farla finita, né se allora vorrà veramente andare in Svizzera. Ma vorrebbe essere certa di poter scegliere, da sola, del suo destino.
Aiutare qualcuno a suicidarsi è illegale in Gran Bretagna e tutti i cittadini britannici che hanno accompagnato i loro cari per l'ultimo viaggio in Svizzera – i casi di suicidio assistito sono stati una novantina – sono stati interrogati a lungo al ritorno, anche se nessuno è stato poi incriminato.
Debbie vuole risparmiare questa prova al marito. "Omar è pronto ad andare in carcere perché mi ama e rispetta le mie scelte, ma proprio perché anche io lo amo non voglio che sia arrestato. Non voglio neanche che sia interrogato dalla polizia", ha detto la Purdy in un'intervista al 'New York Times'. L'alternativa, spiega, sarebbe recarsi da sola in Svizzera, ma questo significherebbe farlo quando sarà ancora in grado di viaggiare senza l'aiuto di Puente, ben prima che sia giunto il momento di andarsene per sempre.