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La ‘Guerra del Mac’ coinvolge anche la creatività

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La ‘Guerra del Mac’ coinvolge anche la creatività

MILANO – Ha fatto il giro del mondo in un baleno la notizia della nascita della nuova catena italiana di “Slow fast food” Mac Bun, l’«agrihamburgeria» fondata dall’azienda agricola Scaglia che porta sul mercato soprattutto la carne dei vitelli di razza Piemontese che alleva a Bruere.

Le ferree regole del marketing, però, questa volta sono si sono schierate contro l’uso del nome ‘Mac Bun’ contestato dal gigante degli hamburger Mac Donalds che ha chiesto all’azienda torinese di eliminare il prefisso Mac. La parola ‘MAC’, infatti, secondo gli americani sfrutta la notorietà ormai consolidata nel mercato dei fast food legata al nome McDonald’s. Per questo i legali dell’azienda agricola Scaglia hanno già controreplicato che “Mac Bün” non copia nulla, poiché utilizza una tipica espressione piemontese. Scaglia, però, ha preferito attendere facendo modificare il marchio «Mac Bün» nella sua versione censurata: «M** Bün».

“Partendo dal posizionamento di ‘slow fastfood’, che si basa sulle ricette del fast food ma con una grande attenzione alla qualità e una cucina più raffinata, abbiamo cominciato a studiare un logo che uscisse dalla regionalità, un logo internazionale – commentano Davide Pallavicini e Viviana Bruno, i creativi dell’agenzia pubblicitaria ‘I Am a Bean’ che hanno studiato e realizzato l’immagine coordinata dell’azienda torinese.

“E per questo vorremmo ringraziare anche Mac Donalds per averci proibito di utilizzare la parola Mac associata al mondo dei fast food, che ci ha permesso di far rimbalzare da un giornale all’altro e da un blog all’altro l’idea di immagine che avevamo pensato di associare alla prima “agrihamburgeria” italiana a Km zero. In fondo – aggiungono Davide Pallavicini e Viviana Bruno – grazie alla loro richiesta il marchio M** Bun ha avuto una straordinaria notorietà e in molti fanno la fila per assaggiare gli hamburger 100% piemontesi.”

Un’attività che se proposta con il marchio «Mac Bün», «Solo buono» in piemontese avrebbe fatto la felicità di molti consumatori della zona e, soprattutto, del Ministro leghista dell’agricoltura Zaia che, con i suoi compagni di partito della Lega Nord sta portando avanti una campagna per l’utilizzo di prodotti autoctoni e, soprattutto, per il rilancio del dialetto.