AREZZO – Il tema dell’attuazione della riforma del servizio idrico integrato è stato affrontato stamani da Roberto Passino del Coviri, Luciano Baggiani di Anea e Alfredo Di Girolamo di Cispel.
Il professor Passino, del Comitato per la Vigilanza sull’uso delle Risorse Idriche, ha dichiarato che “il sistema dei servizi idrici in Italia non esiste a causa di atteggiamenti conflittuali e di una logica che fa prevalere il fare da soli”. L’obiettivo non può che essere, quindi, quello di costruire un sistema. “E’chiaro che il dilemma acqua pubblica / acqua privata è ‘un falso problema’ perché ciò che conta è che il soggetto abbia la capacità di gestire il servizio idrico. L’acqua è pubblica e su questo non si discute ma poco importa che a gestirla sia il pubblico o il privato. L’importante è che abbia la capacità di farlo”.
Il Presidente dell’Anea (associazione che riunisce le Aato), Baggiani, ha affermato che il tema centrale è quello della regolazione: “la sua mancanza va a danno degli utenti. E la regolazione conta più della formula societaria: importante è svincolare la regolazione della politicizzazione e mantenere ai Comuni il ruolo in materia di programmazione”.
Infine Alfredo Di Girolamo, Presidente di Cispel Toscana, l’associazione regionale delle aziende di servizio idrico, ha ricordato come “quello di Arezzo sia stato il primo ambito toscano ad aver portato a compimento il processo di affidamento della gestione del servizio idrico e quindi con piacere oggi riflettiamo sui 10 anni di esperienza di Nuove Acque, un’azienda che prima della altre ha saputo cogliere l’opportunità offerta dalla riforma. Ad Arezzo prima che altrove si è potuto pianificare una serie di interventi strategici sul territorio, migliorare il servizio idrico ai cittadini, guardare alla gestione dell’acqua con una logica industriale di efficienza ed efficacia. Nei piani di ambito sono infatti stati pianificati oltre 3 miliardi di euro di investimenti, che hanno grandemente ammodernato il sistema idrico toscano”.
Di Girolamo ha continuato affermando che “migliorare il servizio non ha voluto dire solo assicurare l’erogazione dell’acqua a tutta la popolazione toscana ma anche migliorarne la qualità, tanto che un toscano su tre beve sempre l’acqua del rubinetto, uno su due la consuma saltuariamente, rendendo possibile così anche un risparmio di bottiglie di plastica utilizzate e quindi anche una riduzione nella produzione di rifiuti. I gestori toscani del servizio idrico hanno migliorato la rete idrica, costruito importanti impianti di potabilizzazione e creato nuove fonti di approvvigionamento , anche grazie a grandi condutture di trasporto tra territori diversi”.