Home Attualità L’acqua’ In Italia le tariffe meno care del mondo

L’acqua’ In Italia le tariffe meno care del mondo

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BARI – Capita spesso di sentir parlare di 'acquedotti colabrodo', dimenticando che la vera emergenza italiana riguarda la fognatura e la depurazione, non gli acquedotti: infatti, il 15% del Paese non ha ancora fognature e il 30% non ha depuratori. E' quanto emerge dalla fotografia delle infrastrutture idriche, scattata dal Blue Book, il libro a cura di Utilitatis in collaborazione con Anea, presentato oggi a Bari.

Il servizio di acquedotto, si rileva, copre il 95,9% della popolazione (con una rete totale di 337.452 km), per il servizio di fognatura si copre l'84,7% (con una rete totale di 164.473 km) e per il servizio di depurazione si arriva al 70,4%. In pratica al 15% dei cittadini mancano le fognature e a quasi il 30% i depuratori. Gli interventi sono costosi e necessari, anche perché la Commissione Europea non sarà tenera con il nostro Paese. Molti progetti sono già esistenti e cantierabili, ma, rileva il Blue Book, ''l'instabilità normativa che riguarda tutto il settore dei servizi pubblici locali ed in particolare l'acqua, rende difficile l'avvio delle opere ed il reperimento delle risorse finanziarie''. Il fabbisogno nazionale di investimenti, con riferimento ad un periodo di 30 anni, è di 60,52 miliardi di euro (2,02 miliardi medi all'anno). Di questi il 49,7% ''sarebbero diretti al comparto acquedottistico (sia per nuove reti ed impianti che per manutenzione) mentre il 48,3% alla fognatura e depurazione''.

Il libro mette anche in relazione la spesa idrica sopportata mensilmente da una famiglia di tre persone con l'esborso che la stessa famiglia sostiene per Comunicazioni (bollette telefoniche e servizi postali), Energia e combustibili (gas da rete, combustibili liquidi, e riscaldamento autonomo), Trasporti, Tabacchi, Tempo libero e cultura (giornali, riviste, Cd, libri non scolastici). Il quadro che emerge è che le famiglie italiane, per l'acqua, spendono molto meno che per i tabacchi o per i telefoni. Una famiglia di tre persone spende mediamente 19,69 euro al mese, per l'acqua che utilizza nei vari usi, mentre si arriva a 486,8 euro/mese (ossia il 16,7% della spesa mensile) per Trasporti e 131,2 euro/mese per le voci 'Tempo libero e cultura' e 'Combustibili ed energia' (entrambi i capitoli di spesa pesano per il 4,5% sull'esborso medio mensile)

Dal Blue Book emerge che una famiglia di tre componenti, residente a Roma, paga un importo complessivo di 177 euro l'anno per un consumo di 200 mc di acqua. A livello internazionale, anche extraeuropeo, sono poche le metropoli in cui la spesa idrica risulta al di sotto della media nazionale. Lo studia e evidenzia come, nel panel di città considerate, solo a Buenos Aires (in cui si spende 37 euro/anno), Hong Kong (102 euro/anno) e Miami (169 euro/anno), le tariffe sono più basse. Roma, in particolare, si colloca in fondo alla graduatoria delle metropoli europee del campione, mentre al vertice della classifica troviamo Berlino con 968 euro/anno: qui per il solo servizio di acquedotto vengono addebitati, ogni anno, 428 euro per famiglia, contro i 63 euro pagati a Roma. Invece, per la quota fissa e per fognatura e depurazione (servizi per i quali la città tedesca prevede soltanto un corrispettivo in forma di quota annuale, indipendente dal consumo), a Berlino si pagano 510 euro/anno, contro i 98 euro/anno di Roma.

È un dato noto che in Italia, si legge nel 'Blue Book', ''la politica abbia portato, demagogicamente, a considerare l'acqua, a differenza di altri servizi pubblici locali, un servizio gratuito e senza costi per l'utente. Oltretutto contravvenendo al fatto che l'acqua è invece una risorsa preziosa e scarsa e quindi svalutandola se ne favorisce lo spreco, come in effetti avviene. La realtà è che per decenni i costi di gestione degli acquedotti sono stati mascherati all'interno di altre imposte",

L'Italia ha dunque le tariffe tra le più basse del mondo e ne paga le conseguenze. Le tariffe, si rileva nel 'Blue Book', ''sono basse ed aumenteranno per far fronte alla necessità di investimenti per la rete e per gli impianti. La Tariffa Reale Media del 2009 risulta pari a 1,29 euro/mc. La previsione di crescita indica il raggiungimento di 1,57 euro/mc nel 2020. La legge prevede che la tariffa debba 'coprire i costi di gestione'. Nella realtà questo non avviene. I costi di gestione aumentano e le tariffe restano ferme. Il risultato è la mancanza di risorse per effettuare investimenti di manutenzione e realizzazione di nuovi impianti, che permetta, ad esempio, di raggiungere anche per la fognatura e la depurazione il livello di copertura del servizio a tutta la popolazione.

I valori più elevati della tariffa si registrano in Sicilia e Toscana, quelli più contenuti in Lombardia. Considerando un'utenza standard con consumo annuale di 200 mc (duecento mila litri di acqua) nel 2008 gli esborsi più elevati sono stati registrati ad Agrigento (440 euro/anno), seguita da Arezzo (410 euro/anno), Pesaro e Urbino (409 euro/anno). La spesa più contenuta si è avuta a Milano (103 euro/anno), Treviso e Isernia (rispettivamente con 108 e 109 euro/anno).

I motivi di queste differenze da 100 a 400 euro/anno, si rileva nel 'Blue Book' curato da Utilitatis e da Anea, dipendono da diversi fattori, in ogni caso il fattore territorio (approvvigionarsi di acqua, ad esempio, è più agevole a Milano che ad Agrigento) svolge un ruolo determinante e sempre a Milano vi è una concentrazione di utenza (con relative economie di scala) che ha pochi equivalenti sul territorio nazionale.

Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign