Home Nazionale ‘Kiki’ dal podio allo slum keniota per aiutare i bambini

‘Kiki’ dal podio allo slum keniota per aiutare i bambini

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NAIROBI – "Le medaglie sono importanti, ma è molto più importante che io vinca questa battaglia". John Kariuki, detto Kiki, è tornato nello slum di Mathare, in Kenia, per vincere la sua gara con se stesso: aiutare i bambini a smettere di sniffare la colla. Lo fanno tutti qui. Per non sentire la fame, il freddo, l'odore dei rifiuti sopra i quali dormono. Kiki aveva quattro anni quando fu abbandonato dalla famiglia, da solo si è avvicinato al Taekwondo, da solo si è iscritto alle qualificazioni dei giochi africani, da solo ha vinto l'oro nei Giochi Africani del 1987. Nel 'ROTOCALCO', settimanale di approfondimento trasmesso da oggi dalle oltre cento emittenti, collegate alla piattaforma multimediale Adnkronos e sul sito Ign, testata on line del gruppo ADNKRONOS, verrà trasmesso un reportage esclusivo che racconta la storia di Kiki e quella delle migliaia di bambini che, nelle bidonville del Kenia, per sopravvivere, usano lo 'sniffing', una pratica sempre più frequente anche in Italia, che permette di arrivare allo sballo. Ma l'Italia è il paese del benessere. In Brasile, Romania, India, Nicaragua, Kenia è tutta un'altra cosa. Lo sballo serve a non soffrire, a non sentire i crampi nello stomaco. Qui, il mestiere più diffuso è lo scavenger, lo scavatore nei rifiuti e se chiedi a una bambina cosa vuol fare da grande ti risponde la prostituta, l'unico modo per uscire dalla miseria. Mathare è un agglomerato di slum (baraccopoli) alla periferia di Nairobi.

Con una popolazione, stimata intorno alle 500.000 persone, è una delle baraccopoli più vaste del Kenya.Lo slum più grande e più antico di Mathare, Mathare Valley, conta da solo circa 180.000 abitanti. E' la bidonville più pericolosa, da anni un campo di battaglia dove le varie gang si contendono a colpi di machete racket d'ogni tipo, in un'area in cui polizia e amministratori locali non riescono a entrare. Qui i volti dei bambini raccontano già sofferenze inaudite. Gli occhi spenti, fuori dalla realtà, in uno sballo continuo. Con le bottigliette di colla appiccicate al viso ascoltano la musica, raccolgono i rifiuti, giocano a pallone. Il pallone di cuoio che gli viene regalato da un gruppo di giornalisti e cameramen e che li riempie di gioia. Qui è difficile resistere, l'aria è irrespirabile, la puzza arriva alle narici e ti entra nello stomaco. John Kariuki a Mathare ha aperto una palestra, dice che "questa può essere un'occasione per i giovani di riscattarsi. Credo che lo sport possa aiutare molto questi ragazzini -conclude Kiki- io stesso sono partito da qui e ho vinto la medaglia d'oro. Loro possono farcela".

Articlolo scritto da: Adnkronos