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Iran, sale la tensione

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TEHERAN – "I britannici riceveranno un pugno in bocca se non la finiranno con queste sciocchezze". Il ministro degli Esteri iraniano, Manouchehr Mottaki, citato dall'agenzia d'informazione 'Isna', si scaglia contro Londra dopo che ieri, al pari degli altri Paesi occidentali, ha condannato la violenta repressione delle manifestazioni anti-governative che negli ultimi giorni ha portato all'uccisione di 15 manifestanti.
Il ministro degli Esteri britannico, David Miliband, aveva infatti definito la situazione in Iran "molto preoccupante", soprattutto "alla luce della mancanza di freni per le forze dell'ordine", in occasione degli incidenti avvenuti nel giorno dell'Ashura. Anche il presidente Usa, Barack Obama, aveva espresso dissenso per il modo in cui il governo della Repubblica Islamica ha represso i manifestanti. E' stato usato "il pugno di ferro della brutalità", per mettere a tacere i riformisti, aveva affermato Obama. Dura la reazione di Mottaki: "Le dichiarazioni di certe autorità straniere mostrano le cose vergognose che hanno fatto. Fino ad ora non abbiamo reso pubblici i loro dossier, su cosa hanno fatto e quando. Ma fortunatamente i popoli ne sono a conoscenza, e la faccenda è chiara".
Poco prima il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Ramin Mehmanparast, ha invece accusato alcuni Paesi stranieri di fomentare le proteste degli ultimi giorni, annunciando l'apertura di un'inchiesta. "A questo proposito – ha affermato – sarà convocato al ministero degli Esteri l'ambasciatore britannico per esprimergli la nostra contrarietà all'ingerenza del suo Paese negli affari interni dell'Iran". Mehmanparast ha quindi precisato che diversi giornalisti sono stati arrestati nel corso della rivolta di domenica "per aver agito illegalmente". Tra questi l'inviato siriano di Dubai Tv Reza al-Basha; Mohammad Javad Saberi, fermato nei pressi dell'università di Teheran; Badrosadat Mofidi, capo dell'Associazione dei giornalisti iraniani; Nasrin Vaziri, giornalista dell'agenzia d'informazione Ilna, e Keyvan Mehregan, del quotidiano riformista Etemad.
Intanto si intensifica la pressione del governo iraniano nei confronti dell'opposizione. Oggi è finito in manette l'ingegnere Shahpour Kazemi, fratello di Zahra Rahnavard, la moglie del leader riformista Mir-Hossein Moussavi. Mentre ieri sera l'intelligence iraniana ha arrestato la sorella di Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003. Lo ha annunciato la stessa Ebadi, spiegando che tre uomini e una donna si sono presentati ieri sera presso l'abitazione di sua sorella a Teheran. Dopo una perquisizione dell'edificio, hanno prelevato la donna, Nushin Ebadi, 47anni, e portato via il suo computer. "L'hanno arrestata per costringermi a mettere fine al mio lavoro. Non ha fatto nulla di male, non è coinvolta nelle mie attività per i diritti umani e non ha mai partecipato ad alcuna protesta", ha detto alla Cnn l'avvocatessa. Più volte, ha spiegato il premio Nobel, la donna, che vive con il marito e due figli, era stata contattata dalle autorità che le avevano chiesto di tagliare i contatti con Shirin Ebadi. La Ebadi, che non rientra in Iran da giugno, quando si sono tenute le controverse elezioni presidenziali, ha spiegato in un'intervista a SkyTg24 di non sapere dove è rinchiusa. "Gli avvocati non hanno avuto il permesso di incontrarla, come per tutti gli arrestati di questi giorni. Mia sorella è stata arrestata senza neanche un ordine di carcerazione: non avevano il diritto di farlo".
La repressione attuata in questi giorni "così come gli arresti, di oltre 1500 persone, è illegale, fatta per spaventare la gente", ha affermato e quanto alle prospettive nel paese, il premio Nobel spiega: "Le conseguenze saranno negative per un regime che si dice islamico e che prende la sua legittimità dall'Islam. Eppure la gente è stata attaccata nel giorno sacro dell'Ashura. Il governo parla di 8 morti e 60 feriti, ma sono le cifre sono molto più alte". Quanto alla diffusione nel paese del movimento anti-governativo la Ebadi afferma che "in alcune città le proteste sono ancora più forti". Ma la repressione non sembra destinata a fermare la protesta: "Nel giugno scorso (dopo le contestate presidenziali, ndr) la gente è scesa in piazza contro brogli elettorali, ora – conclude la giurista – è una protesta non più di gente che 'cerca il proprio voto' ma 'contro' il regime".
E proprio sui disordini degli ultimi due giorni a Teheran, il presidente del parlamento iraniano, Ali Larijani, ha chiesto "il massimo della pena per coloro che hanno insultato la religione". Larijani, che ha specificato di parlare a nome di tutti i deputati conservatori, ha usato comunque toni 'morbidi' nei confronti dei leader dell'opposizione, Mir-Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi. "Ci aspettiamo che questi gentiluomini, che hanno espresso il loro dissenso sull'andamento delle elezioni, prendano una strada alternativa a quella dei rivoltosi".

Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign