ROMA – L'acquasantiera antivirus, collocata in una parrocchia della Brianza e nata dal genio di un pizzaiolo, con il panico da febbre suina diventa ora un business. "Pensai a questo aggeggio sette anni fa nella mia pizzeria – racconta Luciano Marabese, l'inventore dell'acquasantiera che dal 2005 si trova nella chiesa dei Tre Fanciulli a Fornaci di Briosco, in Brianza – ma ora me la chiede mezza Europa. Mi hanno chiamato dalla Spagna, dal Portogallo, dalla Polonia. Praticamente manca la telefonata del Vaticano".
E pensare che l'acquasantiera, nata nell'intervallo tra una pizza e l'altra, a Marabese era venuta in mente "per una questione di igiene. Poi, parlando con i parroci della zona, venni a sapere che era pure capitato che i tossici andavano a sciacquare le siringhe nelle acquasantiere". Da qui l'idea del 'sacro dispenser' elettronico: una cellula fotoelettrica che si attiva quando una mano passa sotto l'acquasantiera. Non è necessario così, per avere la propria dose d'acqua benedetta, immergere la mano dove la immergono tutti. "Io pensavo anche a un banale raffreddore, chi poteva immaginare la suina", dice Marabese alle prese con "telefoni roventi".
Il ritrovato tecnologico al momento contribuisce ad attutire la psicosi da influenza A nella chiesa brianzola ma a breve saranno pronte le nuove acquasantiere pensate con materiale termoformato. "Tempo quindici giorni – fa sapere l'inventore – e saranno pronte". Il costo è di circa 1500 euro. "Parte dei ricavati – precisa subito – sarà destinata allo scavo di pozzi d'acqua in Africa, per la missione dove ora opera il parroco predecessore di Briosco".