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In Italia i salari sono tra i più bassi di tutta Europa

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In Italia i salari sono tra i più bassi di tutta Europa

ROMA – L'Italia in materia di retribuzioni rappresenta un unicum: un basso costo del lavoro si combina con un alto cuneo sul lavoro e con una altrettanto alta quota del cuneo attribuibile a contribuzione pensionistica. E' quanto sottolinea il Cerm che ha analizzato i dati Ocse sui salari netti nei Paesi dell'area. Questa combinazione, spiega il Cerm, dipende da due fattori, entrambi ad impatto negativo sulla crescita: da un lato, la contrattazione troppo rigida del costo del lavoro in un Paese dalle forti asimmetrie di produttività e di costo della vita; e, dall'altro la mancata riforma delle pensioni e del welfare. Il primo fattore scoraggia investimenti, insediamenti produttivi, occupazione e produttivita' degli occupati. Il secondo fattore impedisce la differenziazione della spesa sociale, verso gli istituti a sostegno del singolo e della famiglia durante tutte le fasi della vita: figli, casa, conciliazione vita-lavoro, inabilita'/disabilita', inclusione/reinclusione nel mercato del lavoro, formazione, etc.. Questi istituti sono essenziali per perseguire l'obiettivo dell'equita' in un contesto di crescita individuale e collettiva ma, con il sovraccarico di contribuzione alle pensioni, non riescono a trovare stabili fonti di finanziamento. Il coefficiente di variazione del costo del lavoro per occupato full-time equivalente e', in Italia, la meta' di quello della Germania, della Spagna, della Francia, della Grecia e persino del Portogallo; mentre il 70% del nostro cuneo e' riconducibile a contribuzione sociale, della quale oltre l'80% a finalita' pensionistica.

La bassa posizione dell'Italia nella classifica Ocse dei redditi netti da lavoro, ad avviso del Cerm, trova ''completa spiegazione nella bassa e declinante produttività e nella perdita di competitività che il Paese sta facendo registrare almeno da un quindicennio, e che si riflette sulle retribuzioni. Tra il 1995 e il 2008, il Pil pro-capite di UE-15 e' cresciuto del 63%, contro il poco piu' del 40 dell'Italia; nello stesso arco di tempo, la Grecia ha registrato un +96,75%, la Spagna un +95,5%. Dal 2000 ad oggi, la produttivita' reale (al netto dell'inflazione) degli occupati e' diminuita di quasi il 3% in Italia, a fronte di aumenti, anche significativi, negli altri Partner UE e, in particolare, del +22,9% in Grecia, e del +2,3 in Spagna. E' necessario rompere l'equilibrio vizioso in cui bassa produttivita' e basso costo del lavoro si giustificano a vicenda, con il cuneo a trasformare il basso costo del lavoro in ancor piu' basse retribuzioni nette, senza per giunta utilizzare le risorse raccolte per finanziare spesa pubblica in un welfare moderno e diversificato. Dai dati di ''Taxing wages – 2008'' dell'Ocse arriva uno sprono alla riforma della contrattazione del lavoro verso schemi piu' flessibili, e a quella delle pensioni verso un assetto multipilastro.

Articlolo scritto da: Adnkronos