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‘Il Casentino delle Novelle’ un libro di Giorgio Innocenti

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‘Il Casentino delle Novelle’ un libro di Giorgio Innocenti

Le favole appartengono alla tradizione casentinese così come le millenarie foreste e i ruderi di antichi castelli distrutti dai secoli e dall’uomo. Le novelle qui raccontate vogliono riportare noi adulti a fantasticare come quando, bambini, credevamo di diventare famosi cavalieri, nobili signori e di essere come i protagonisti buoni del mondo innaturale delle fiabe. Le pietre dei castelli turriti, che dormono sulle sommità dei nostri poggi, sono spesso attendibili testimoni di queste improbabili storie che, oggi, hanno la capacità di emozionarci ancora.

Introduzione
Sicuramente i racconti di nonni e zii sono stati ripresi, ampliati, arricchiti o completamente inventati con una fantasia a volte temeraria, ma il cuore pulsante del libro sono i luoghi, con i loro nomi antichi evocativi favolosi, intrisi di un medioevo che si è protratto in questa valle più a lungo della sua configurazione storica. E accanto ai luoghi le stagioni i sentori la vegetazione i ruscelli i panorami ammirati dalle coste montane, visioni ed emozioni autentiche scaturite dall’esperienza personale, di cui conservano la freschezza che ci coinvolge.
La conoscenza ampia e documentata che l’autore ha della storia, in particolare di quella della valle, fa sì che, pur nella favolosità delle vicende, non ci siano incongruenze o anacronismi. Abitazioni fogge oggetti d’uso sono sempre perfettamente fedeli alla loro epoca. Anche i castelli, oggi in gran parte diroccati se non cancellati alla nostra vista, risorgono nei racconti nella loro più probabile e storica consistenza.
Poi c’è il procedere della narrazione, pacata, mai convulsa, propria dei racconti orali, senza essere prolissa, semmai tesa a sommare situazioni e percorsi che accendano l’aspettativa della soluzione del mistero, dell’incomprensibile, dell’insolito, dello strano di molte storie.
Il linguaggio porta con sé un sapore di familiarità vernacolare, coerente con l’ambiente piccolo e spesso rurale che rappresenta, sapientemente infarcito di termini legati, secondo le competenze storiche dell’autore, ad usi costumi e strumenti ormai tramontati, che suggeriscono quel sapore di tempi lontani che ben si addice alla fiaba.
Sicuramente il pregio maggiore di queste novelle sta nel saper catturare il lettore sino alla fine della storia e poi via con un’altra per rinnovare il piacere come si fa con ciliegie baci o cioccolatini.
Piera Biondi Giannini

Prefazione
Con queste novelle, tutte ambientate in Casentino, ho voluto anche ricordare luoghi che sicuramente sono sconosciuti ai più o che molti non hanno mai visitato. Era mia intenzione, attraverso questi racconti, renderli noti e valorizzarli.
Queste novelle si ispirano alla tradizione novellistica casentinese. La sera al canto del fuoco questi racconti venivano inventati e narrati a noi ragazzi, prima di andare a letto: quasi sempre erano i nonni o gli zii ad essere impegnati ad elaborare questi racconti fantastici. Noi bambini credevamo che i cieli e soprattutto i boschi del Casentino fossero da sempre popolati da strane figure capaci di incutere paure: diavoli, elfi, streghe e fauni si trovavano dappertutto, ma non si sapeva da dove venissero o dove abitassero. Quelli che di noi non oserebbero andare soli di notte in un bosco, sono inconsapevolmente prigionieri di queste reminescenze.
La fantasia espressa nei racconti dello zio Severo spaziava anche oltre queste figure mitologiche. Raccontava dell’abate di Santa Trinita che immancabilmente trionfava sul male o del garzone destinato a diventare duca di Civitella Secca. La magia di queste fantasie si moltiplicava con la luce del fuoco: unico lume tremolante che proiettava ombre e luci sulle pareti scalcinate della cucina delle Cappanne. Le donne rammendavano o facevano la calza, mentre gli uomini giocavano a carte e arrotolavano sigarette di “bettonica”. Sono tutti ricordi che mi riportano alla fanciullezza.
Questi misteri fantastici, le notti casentinesi che ho trascorso meravigliosamente in solitudine in montagna, l’attaccamento alla mia terra e la voglia di conoscere intimamente il Casentino mi hanno condizionato la vita e mi hanno tenuto incollato a questa valle. Questo pur sapendo che, per realizzarsi, occorre allontanarsi dal tetto natio. Infatti solo i somari stanno vicino a casa mentre i cavalli sono destinati a lunghi percorsi.
So perfettamente, come già qualcuno ha scritto, che la conoscenza è come l’acqua di un fiume che aumenta man mano che scorre ad indicare che più si va lontano, più si cresce e più aumenta il nostro sapere.
Io ho scelto il Casentino.
Giorgio Innocenti Ghiaccini

Biografia dell'Autore
Giorgio Innocenti, «Ghiaccini» per gli amici, è nato a Bibbiena nel 1944. Ha scritto vari testi storici tra cui un trattato sull'antica viabilità del passo di Serra e un approfondimento sulla "Mea" di Bibbiena. Grande appassionato di storia casentinese è iscritto dal '76 al Gruppo Archeologico.