ROMA – Il sindacato dice no alle gabbie salariali, ultimo cavallo di battaglia della Lega che ha ricevuto l'appoggio anche del premier Silvio Berlusconi. . Una proposta considerata un passo indietro anche da buona parte del Parlamento.
Il segretario della Uil, Luigi Angeletti la stronca come "una stupidaggine''. Il dibattito su questo argomento, dice, ''appena passera' il mese di agosto verra' accantonato e a settembre non ne parleremo piu'''. Angeletti sottolinea l'impossibilita' di ritornare alle gabbie prima di tutto a causa delle ''difficolta' tecniche'' legate alla definizione dei differenziali retributivi a seconda delle aree geografiche. ''Infatti nessuno riesce neanche a spiegare come concretamente dovrebbero essere''. Anche Roberto Calderoli, precisa Angeletti, ''ha subito precisato che non voleva riproporre le gabbie ma la questione salari che tenessero conto dei costi vita, che e' cosa molto piu' difficile da definire. La vera differenza non e' tra nord e sud ma tra le grandi citta' e i piccoli centri''.
Il segretario spiega quindi che ''neanche le associazioni delle imprese sono favorevoli al ritorno al passato e forse ci sara' una ragione. La ragione -prosegue- e' molto semplice: i salari sono il compenso per il lavoro che si fa non per dove o si fa''.
Angeletti ricorda quindi la sottoscrizione del governo, come datore di lavoro, del nuovo modello contrattuale ''che e' molto piu' flessibile e fara' aumentare i salari in proporzione alla produttivita'. Dovrebbe impegnarsi a sostenere questo modello visto che lo ha sottoscritto per il pubblico impiego, e sono fiducioso che sara' cosi'''. Questa discussione ''non approdera' mai a nessuna conclusione. E' la proposta in se che non funziona, non vedo come possa essere conretamente realizzata''. Per queste ragioni Angeletti non afferma di non prendere neanche in considerazione l'ipotesi: ''E' cosi' complicata che e' impossibile da realizzare''.
Anche per il segretario generale dell'Ugl Renata Polverini, "le gabbie salariali sono un errore, servirebbero solo a penalizzare ulteriormente il Sud". "La differenziazione salariale, inoltre, vanificherebbe l'obiettivo, inseguito per tanto tempo, e raggiunto con grande fatica con la riforma contrattuale, di premiare i livelli di produttivita', riforma che il governo dovrebbe sostenere,anche con politiche fiscali di incentivo" aggiune Polverini. Che spiega: "Crescere un figlio al Sud costa molto di piu'' che al Nord, cosi' come mantenere un'automobile o sostenere i costi delle utenze domestiche. E per di piu' i salari partono gia' da un livello inferiore rispetto al Centro Nord, e parametrarli al territorio significherebbe ridurli ancora".
Il governo dal canto suo prova a rassicurare i sindacati. Il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola dice "no alle gabbie salariali se queste sono intese come una discriminazione nei confronti del Sud d'Italia. Si' invece ad una contrattazione che tenga presente la produttivita' e la vicinanza al territorio dello stipendio delle persone". "La valutazione non e' quella di accondiscendere alla terminologia gabbie salariali: il Presidente del Consiglio sostiene la tesi che la contrattazione si sposti dal livello centrale a quello territoriale. Dobbiamo avvicinare la contrattazione al territorio, alla specificita' aziendale e anche alla produttivita' del territorio", spiega.
Al tempo stesso Scajola respinge l'idea di un condizionamento troppo pesante della Lega Nord sul governo. "la Lega e' una componente essenziale del governo, ma il governo non e' condizionato dalla Lega. Il Presidente del Consiglio e' la sintesi di cio' che di buono bisogna fare per il governo del Paese. Mi pare una polemica sul nulla", conclude il ministro.
Anche il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, assicura che non ci sara' una legge che stabilira' i differenziali salariali tra Nord e Sud. "Ci sembra che sulla questione dei salari al Nord e al Sud -premette Cicchitto- vengano fatte molte interpretazioni forzate.
Per il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, il termine gabbie salariali va tolto dal dibattito perche' ingenera equivoci e giustamente si presta a polemiche. Il programma per il Sud che stiamo mettendo a punto deve lasciare spazio alla flessibilita' contrattuale, affinche' si tenga conto dei livelli di produttivita' e del costo della vita. Niente di piu' di quanto anche le forze sindacali reputano giusto e logico".
Dall'opposizione però il segretario del Pd, Dario Franceschini dice che "le gabbie salariali sono un'idea "vecchia e superata" che penalizzerebbe ulteriormente il Sud che non ha bisogno degli "show mediatici" del presidente del Consiglio ma di misure concrete per rivitalizzare l'economia e lo sviluppo. Le gabbie salariali, sottolinea Franceschini, sono gia' state bocciate da Confindustria e sindacati. "Mi stupisco che Berlusconi le rilanci. L'idea e' vecchia e superata. Inoltre, si lascerebbero immutati gli stipendi del Nord mentre quelli del Sud diminuirebbero".
Fuori dal coro il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi, secondo cui le gabbie salariali esistono già "visto che i lavoratori del Nord guadagnano oggi mediamente il 30% in piu' dei colleghi del Sud" e se reintrodotte per legge avvantaggerebbero i lavoratori meridionali. Infatti, se teniamo conto che la Banca d'Italia ha dichiarato nei giorni scorsi che il costo della vita e' del 16% circa superiore al Nord rispetto al Sud, l'introduzione delle gabbie salariali dovrebbe, quindi, far recuperare ai lavoratori dipendenti del Mezzogiorno un differenziale oggi esistente con quelli del Nord di circa 14 punti dato dalla differenza tra i maggiori livelli medi salariali e il maggior costo della vita presenti nel settentrione''.
Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign