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Gm, via alla bancarotta pilotata

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NEW YORK – Beni per 82,29 miliardi di dollari, debiti per 172,81 miliardi di dollari ed un piano per portare entro il 2012 da 47 a 33 il numero degli impianti negli Stati Uniti, chiudendo o rendendo inattive 14 fabbriche. E' questa la radiografia della General Motors che emerge dalle 24 pagine presentate oggi alla Us Bankruptcy Court nel distretto di New York con cui il gigante automobilistico ha chiesto la protezione del chapter 11, la dichiarazione di bancarotta.

"Un piano efficace ed attuabile che darà a questa storica compagnia automobilistica americana la possibilità di sollevarsi ancora", ha detto Barack Obama annunciando il piano di ristrutturazione. "Sono assolutamente fiducioso nel fatto che se gestita bene una nuova Gm emergerà che darà ad una nuova generazione di americani la possibilità di vivere i propri sogni" ha detto ancora Obama confermando che l'amministrazione fornirà altri 30 miliardi di dollari alla Gm, portando a 50 miliardi di dollari il totale degli investimenti pubblici per il suo salvataggio.

"Riconosco l'importanza di un'industria automobilistica funzionante per il benessere delle famiglie e delle comunità nel nostro Midwest industriale ed in tutto gli Stati Uniti" ha detto ancora il presidente americano assicurando che il governo interviene "riluttante solo per aiutare l'industria a riprendersi: saranno i dirigenti e non il governo a prendere le decisioni". Ma il presidente ha più volte espresso la fiducia che sia Gm che Chrysler – il cui processo di bancarotta pilotata si è chiuso ieri notte quando un giudice federale americano ha dato il via libera alla vendita della quasi totalità degli asset della casa di Detroit a una nuova compagnia di proprietà della Fiat – riusciranno ad emergere in modo da essere più pronte a rispondere alle sfide del 21esimo secolo: "sarà un bene per i lavoratori americani, per l'industria americana e per l'economia americana".

Questo però non potrà avvenire senza duri sacrifici, ha riconosciuto Obama: "costruire una Gm più agile avrà un suo prezzo e so che voi avete già avuto più della giusta dose di difficoltà – ha detto Obama parlando direttamente ai lavoratori – ma io non farò finta che i tempi difficili siano passati: si perderanno altri posti di lavoro, si chiuderanno altre fabbriche e rivendite di auto". "E' un sacrificio a cui voi siete chiamati per la prossima generazione, in modo che i vostri figli possano crescere in un'America che ancora produce" ha concluso.

Secondo il piano di ristrutturazione, il 60% della nuova Gm sarà di proprietà degli Stati Uniti, il 12% dei governi di Canada ed Ontario, il 17,5% andrebbe ad un trust creato dai sindacati e gli attuali azionisti della compagnia manterrebbero il 10%. Dal governo americano arriveranno altri 30 miliardi di dollari portando in tutto a 50 miliardi gli investimenti pubblici per il salvatggio di Gm.

L'amministrazione Obama ha spinto per il processo di bancarotta controllata come il modo più agevole per ristrutturare la General Motors, nella speranza che dal processo ne emerga una Gm molto più piccola, con meno lavoratori, meno 'brand' e meno debiti, scrive oggi il Washington Post. "Le nostre operazioni produttive – ha dichiarato in proposito Gary Cowger, vice presidente di Gm per la produzione globale e le relazioni con i lavoratori – emergeranno più agili, forti e flessibili come porta della nuova Gm".

Tra gli impianti di cui si prevede la chiusura quelli di assemblaggio di Pontiac, in Michigan, e Wilmington, in Delaware; quelli per lo stampaggio di Grand Rapids, sempre in Michigan, di Indianapolis e di Mansfield, in Ohio; quelli per gli organi di trasmissione di Livonia, Flint e Willow Run in Michigan e Fredericksburg e Parma in Ohio.

Articlolo scritto da: Adnkronos/Ign