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Gas, via libera a North Stream

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ROMA – Un gasdotto che cambia la carta geopolitica dell'Europa: questo è il progetto North Stream, una pipeline lunga 1223 km che andrà dalla Russia alla Germania, passando nel Mar Baltico e scavalcando i Paesi dell'Europa dell'Est. Dopo l'approvazione della Danimarca, il mese scorso, il progetto due giorni fa ha ricevuto l'ultimo via libera dai governi svedese e finlandese, che hanno concesso alla società che realizzerà il gasdotto di utilizzare le loro Zone Economiche Esclusive, nel Mar Baltico, rispettivamente per 506 e 374 km.

Il consorzio che realizzerà North Stream è guidato dal colosso energetico russo Gazprom, ma vi partecipano anche le tedesche E.On Rurgas e Basf-Wintershall, e prevede di iniziare i lavori entro la primavera 2010: l'opera – che permetterebbe la distribuzione del gas russo anche ad altri Paesi europei – dovrebbe essere completata entro il 2011. Ma, come spiegava ieri un reportage del quotidiano 'El Paìs', Polonia, Ucraina e Bielorussia vedono questa infrastruttura come una perdita di 'garanzie' rispetto al vicino russo che potrebbe interrompere l'erogazione del gas in caso di divergenze di natura economica o politica.

"Costruire un gasdotto in fondo al mare – osservava un esperto polacco citato dal quotidiano spagnolo – ha dei costi quattro o cinque volte superiori che realizzarlo via terra": la differenza, secondo alcune stime, è fra i 12 miliardi di euro del North Stream e i 3 miliardi dell'Amber Pipeline, l'opzione terrestre sostenuta da Varsavia. Ma, nel lungo termine, è la risposta del consorzio russo-tedesco, i costi di gestione più bassi e il mancato pagamento dei diritti di transito rendono North Stream più conveniente rispetto all'opzione via terra.

Ad esprimere all'Adnkronos le perplessità della Polonia è Piotr Paszkowski, portavoce del ministero degli Esteri. Il governo di Varsavia "non vuole commentare certe ricostruzioni" su possibili pressioni di Mosca, dice Paszkowski, ma di sicuro continua "a chiedersi perché sia stato scelto di andare avanti con un progetto, come quello del North Stream, che è più complicato e meno conveniente del raddoppio del gasdotto esistente".

Paszkowski è prudente sulle implicazioni politiche dell'impresa tuttavia sottolinea come "le attuali infrastrutture sono state già progettate e costruite per un raddoppio della pipeline, un'operazione più agevole e conveniente" della realizzazione di un gasdotto nelle acque del Baltico.

Per Lamberto Dini, presidente della commissione Esteri del Senato, interpellato dall'Adnkronos, le decisioni per la costruzione dei gasdotti North Stream e South Stream ormai sono state prese e non presentano controindicazioni. Dini respinge le obiezioni di coloro che temono che queste scelte relative all'approvvigionamento di gas da parte dell'Europa possano avere ripercussioni sugli equilibri geopolitici, in particolare creando nuove barriere con i Paesi dell'Est.

"North Stream – sottolinea – è stato voluto dall'ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder e riguarda i rapporti tra Germania e Russia e quindi non è una questione che tocca l'Italia. Noi siamo interessati a South Stream, dove interviene l'Eni con tutte le principali compagnie petrolifere europee". "Si tratta – aggiunge il presidente della commissione Esteri del Senato – di scelte che sono state compiute per non esporre l'Europa al ricatto dei Paesi di transito ed è chiaro che entrano in gioco interessi commerciali e politici".

In riferimento ai Paesi dell'Est, 'scavalcati' dalla pipeline, Dini osserva che "è normale che arrivi una forte opposizione da parte di quelle nazioni che perdono forza politica ed economica dato che il gas non passa più sul loro territorio". "E' altrettanto naturale – aggiunge – che ci sia chi sottolinea che il legame che si stabilisce con la Russia può dare fastidio agli Stati Uniti. Ma si tratta di obiezioni non condivisibili e di argomenti che, a mio avviso, non rappresentano delle controindicazioni rispetto alle scelte fatte". "Qual è infatti per l'Italia l'alternativa al gas russo oltre a quello che arriva da Algeria e Libia? Proprio ieri – conclude Dini – ho partecipato a un convegno con l'ex premier della Russia Evgeni Primakov e in quella sede è stato sottolineato, tra l'altro, che la Russia possiede il 40% delle materie prime".

Secondo il viceministro Adolfo Urso, l'Europa dovrebbe avere ''una politica energetica comune'' evitando divisioni tra i diversi stati. ''E' emblematico – sottolinea Urso all'Adnkronos – che sul piano energetico c'è una parte dell'Europa favorevole" al nuovo corridoio energetico South Stream "e un'altra antagonista".

Per Urso al centro della divisione i rapporti con la Russia. "La realtà – sottolinea – è che l'Europa rischia ancora una volta di dividersi tra chi guarda alla Russia e chi la osteggia. Oggi la questione è ancor più seria perché l'Europa ha istituzioni comuni e dovrebbe avere una politica estera e di difesa comune. E soprattutto una politica energetica comune che, ove ci fosse, sarebbe meglio esprimere direttamente con un unico Mister Energia". Perché, sottolinea il viceministro "finché Italia e Germania saranno da una parte, Gran Bretagna e Francia dall'altra, il nostro continente resterà solo un cliente e non un partner".

Sulla questione interviene anche Luigi De Paoli, professore di Economia dell'Università Bocconi, per il quale North Stream come strumento di pressione politica della Russia sull'Europa orientale è uno scenario possibile, ma che potrebbe avverarsi anche grazie al consenso dell'Europa occidentale fortemente interessata a quel gasdotto e a quelli di South Stream e Nabucco.

''E' vero – sottolinea De Paoli all'Adnkronos – questo potrebbe accadere". Ma quello che Mosca sta portando avanti avviene "con il nostro pieno consenso e il nostro aiuto'' sottolinea l'economista. Questi gasdotti, aggiunge De Paoli, ''non vengono fatti dai russi e basta", ma con la collaborazione di "tutti i Paesi occidentali''. Con North Stream, la Russia ''intende 'bypassare' i Paesi intermedi, dell'ex Unione Sovietica, in particolare Ucraina e Bielorussia ma è per la stessa ragione che i Paesi occidentali e in particolare la Germania sono fortemente interessati a questo gasdotto. Non a caso l'ex cancelliere tedesco, Gerhard Schroeder, è il presidente del comitato degli azionisti di North Stream''.

Infatti, sottolinea De Paoli, ''è interesse dei russi ma anche dei Paesi dell'Europa occidentale che il gasdotto non sia sottoposto al controllo dei Paesi intermedi. Passando sotto il Mar Baltico non c'è la possibilità di prelevare gas o chiudere i rubinetti''. Chiaramente, questo, ''potrebbe avere ripercussioni su alcuni Paesi dell'Europa orientale, come l'Ucraina che perderebbe il suo ruolo di controllore e il suo potere negoziale che gli permette di acquistare il gas russo a un prezzo inferiore a quello di mercato".

Articlolo scritto da: Adnkronos/ign