Estate, tempo di sagre. E tempo di polemiche per gli operatori di bar e ristoranti, che si contendono turisti e clienti di sempre con gli eventi per i quali è consentita la “somministrazione temporanea di alimenti e bevande”, disseminati su tutto il territorio. Tanto che quella delle sagre è ormai diventata una spina nel fianco della categoria.
“Non siamo contro le sagre, che anzi consideriamo momenti importanti di aggregazione per una comunità – precisa Lucio Mearini, presidente dei pubblici esercizi della Confcommercio – ma siamo contro quelle manifestazioni che, con la scusa di una festa spesso avulsa da qualsiasi legame con la tradizione, in realtà servono a finanziare questa o quella associazione privata”.
Poco è servito, secondo la categoria, che nel Codice del Commercio la Regione Toscana abbia previsto l’obbligo per i Comuni di redigere un calendario/programma delle manifestazioni, cosa che potrebbe contribuire a rendere il fenomeno più accettabile ed organizzato. Pochi infatti sono i Comuni che hanno ottemperato a quest’obbligo.
“Soprattutto d’estate, le manifestazioni sono talmente tante da sfuggire a qualsiasi monitoraggio e da provocare seri problemi di concorrenza a bar e ristoranti. Oltre tutto è una concorrenza sleale – precisa Mearini, leader degli operatori Confcommercio – perché a fronte delle rigide normative, anche fiscali, a cui sono sottoposti per tutto l’anno i nostri locali, sagre e feste paesane godono di molte agevolazioni”.
Per monitorare in maniera seria il fenomeno della somministrazione parallela e capire il suo impatto sulle attività di somministrazione tradizionale, la FIPE- Confcommercio di Arezzo ha avviato una indagine tra le imprese della provincia. I dati raccolti, che saranno resi noti a breve, serviranno anche a sollecitare un intervento di regolamentazione da parte degli enti preposti.