L’avvocato Michele Morelli, difensore civico del Comune di Arezzo, ha aperto la sua relazione leggendo la lettera di un cittadino in cui, accanto ai ringraziamenti per quanto svolto, vengono poste in luce alcune qualità che ne hanno contraddistinto: “pazienza, tatto, tenacia”.
L’attività del difensore civico è stata improntata proprio al massimo ascolto e alla massima disponibilità verso i cittadini e a un nuovo approccio di collaborazione verso la pubblica amministrazione. In questo modo, la solitudine istituzionale lamentata dal predecessore è stata positivamente superata ed è migliorata la sensibilità di amministratori e uffici a collaborare con il difensore civico. Tra i risultati apprezzabili, lo sviluppo di una prassi operativa meno burocratizzata e la costruzione di un circuito virtuoso cittadini-difesa civica-amministrazione.
L’invito rivolto al Consiglio è quello di rafforzare un’istituzione diventata unico referente per le fasce deboli di utenza, cittadini che versano in dissesto economico e sociale e che si rivolgono spesso al difensore civico anche solo per avere semplici informazioni su un sistema sempre più complesso e farraginoso.
Due in particolare le sollecitazioni: da un lato agevolare e favorire la mobilità di soggetti disabili riconoscendo agli stessi la possibilità di occupare gratuitamente posti auto a pagamento quando quelli riservati risultano occupati. Dall’altro, apportare modifiche all’attuale regolamento comunale in tema di riciclo dei rifiuti prevedendo nuovi criteri di determinazione delle tariffe e la possibilità di consentire alle fasce più deboli il rateizzo degli importi dovuti.
Inoltre, atteso che il difensore civico è utile nella misura in cui è conosciuto, Michele Morelli ha manifestato l’intenzione di portare avanti una campagna di promozione e conoscenza dell’ufficio in città, con iniziative nelle scuole, partecipando ad assemblee pubbliche, con l’apertura di presidi di difesa civica nelle circoscrizioni, collaborando con un gruppo di lavoro presso il Sert su gioco d’azzardo e nuove dipendenze e rendendosi disponibile, su input del presidente provinciale dell’Unicef, a configurarsi come “tutore dei minori” in mancanza di una figura istituzionale in tal senso.