Dichiarazione di Luigi Triggiano presidente della Commissione Pace, Cooperazione e Diritti Umani:
«Ancora una volta si ricorre alla scelta delle armi quale “illusoria” convinzione di risolvere problemi fortemente controversi e dissidi internazionali. La guerra che con i suoi effetti cinici e arroganti fomenta soprattutto morte e odio fra uomini, donne e bambini innocenti, non è mai la strada che porta alla pace vera e alla sicurezza dei popoli. Dobbiamo ricordarci sempre che la pace trova fondamento solo sulla “giustizia” e sul “riconoscimento dell’altro”. Ciò che più importa per noi cittadini italiani e di Arezzo è di non dividerci sulle logiche della guerra che sempre recano con sé azioni strumentali, mistificazione della verità e disinformazione, oppressione e cinica negazione dei più elementari diritti umani per molte vittime indifese. Se così fosse saremmo perfettamente inutili a chi è nel conflitto, attraversato dal dolore e da handicap di odio permanente verso il suo dichiarato nemico. Se così facessimo concorreremmo a trasformare il dolore e i conflitti del mondo in un “teatrino” da stadio atteggiandoci a “tifo” da curva.
Ciò che invece possiamo e dobbiamo fare è prendere consapevolezza e volontà, umana, civile e politica, per respingere le logiche della guerra che cinicamente e strumentalmente finiscono sempre, nelle parti in conflitto, per alimentare il potere di chi governa con il sangue degli uomini del proprio e dell’altrui popolo e per destabilizzare il mondo. È necessario più che mai aiutare autorevolmente, con un’opera di forte partnership multilaterale con altri stati della Comunità Europea e del mondo, israeliani e palestinesi a sedersi intorno a un tavolo, a parlarsi, a riconoscersi, a perdonarsi, a “riconciliarsi”. Ciò che serve e che il mondo intero inesorabilmente aspetta è il “cessate il fuoco”, l’immediato soccorso all’intera popolazione di Gaza, moralmente e fisicamente ferita, e l’immediata riapertura della prospettiva di un esito negoziale basato su “due popoli, due Stati”, in grado, non solo, di convivere l’uno accanto all’altro, in pace e sicurezza ma anche di cooperare attivamente per il bene reciproco e quello dei popoli di tutta l’area mediorientale.
Su questo piano dobbiamo imparare a misurarci e a cooperare, fuori da fini ideologici e propagandistici che appagano mediocri interessi pubblicistici e populistici che sembrano nutrirsi delle sciagure degli altri e mostrano la loro completa inefficacia per aiutare chicchessia. Cerchiamo insieme spazi e momenti comuni per far sentire con assertività la nostra voce di indignazione per la cronica iniquità che colpisce questa terra e i suoi popoli, accompagnata dal nostro concreto impegno, personale, sociale, finanziario e politico per una soluzione equa e stabile che ripristini i diritti umani dei popoli interessati e la giustizia sociale. Impegniamoci a ostacolare con ogni nostro sforzo ogni forma di comportamento culturale, economico e politico che ostacoli la vocazione alla fraternità universale dei popoli e della nostra gente.»