Home Cronaca Da ‘mostri della Caffarella’ a innocenti

Da ‘mostri della Caffarella’ a innocenti

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ROMA – Sembrano essere finiti nel dimenticatoio Karol Racz e Alexandru Loyos Isztoica, i due romeni arrestati per lo stupro della Caffarella, poi scarcerati e scagionati dalle accuse. Entrambi, dopo un periodo passato in carcere, sono tornati in liberta' e hanno trovato una sistemazione grazie ai loro legali ma ancora nessun lavoro. Racz, il primo a lasciare il penitenziario di Regina Coeli e in attesa dell'archiviazione, aveva ricevuto alcune offerte di lavoro lo stesso giorno della scarcerazione, grazie all'appello lanciato durante la trasmissione 'Porta a Porta', ma nessuna si e' poi concretizzata. ''Nessuno gli ha dato lavoro – spiega all'ADNKRONOS l'avvocato Lorenzo La Marca, legale di Racz – e' stato trattato nel peggiore dei modi possibili. Anche l'offerta iniziale non c'e' mai stata, e' stata solo una trovata pubblicitaria e televisiva''.

A spezzare una lancia per il suo assistito era stato l'avvocato La Marca: "Karol e' un bravo pasticcere , se c'e' qualche fornaio o pasticcere pronto a offrire un lavoro si faccia avanti". E a rispondere all'appello era stato anche lo chef Filippo La Mantia che, vittima come Racz di un errore giudiziario, si era fatto avanti dicendo: ''Puo' fare il pane, se vuole. E senno' gli insegnero' a fare cassate e cannoli, non sarebbe la prima volta, ho gia' avuto tanti allievi''. Alla fine, pero', La Mantia aveva fatto marcia indietro per la ribellione dei camerieri del ristorante, contrari all'idea di lavorare con Racz.

Un'altra chance per Racz si era aperta con l'intervento di Vittorio Sgarbi che si era offerto di sostenere La Mantia per aprire un ristorante a Salemi, la cittadina di cui e' sindaco. ''A La Mantia avevo proposto di fare a Salemi quello che non e' riuscito a fare a Roma, e quindi aprire un ristorante dove poter far lavorare anche Racz – sottolinea Vittorio Sgarbi – Lui ha accolto il mio invito, abbiamo mantenuto i rapporti e il progetto dovrebbe andare in porto, siamo gia' in contatto. Ho pensato a una catena di ristoranti o a un ristorante. Vorrei chiamarlo 'La Tolleranza'. In questo caso avrebbe tutto il mio appoggio per lavorare li' ma se volesse anche un lavoro come panettiere a Salemi sono pronto a rendermi disponibile. Mi interessa che l'economia locale si muova e che cosi' si consenta a La Mantia di aprire un ristorante e al romeno di lavorare ma non sono Don Ciotti''.

Qualche spiraglio potrebbe aprirsi anche per Loyos, scarcerato il 27 marzo scorso. Il suo legale, l'avvocato Giancarlo Di Rosa, si e' detto ottimista anche se al momento non c'e' nulla di concreto. ''Stiamo cercando un lavoro per Loyos e qualche cosa si sta muovendo – aggiunge Di Rosa – Gli serve in tutti sensi e lui e' molto motivato. Vorrebbe trovare un lavoro in Italia per rimanere e fare una vita normale''. Dal punto di vista giudiziario Loyos rimane ancora formalmente indagato per calunnia alla polizia romena e a Racz e autocalunnia. ''Stiamo attendendo le motivazioni dell'annullamento della seconda ordinanza di custodia cautelare, quella di calunnia verso la polizia romena che non sono state ancora depositate'', afferma Di Rosa.

Nonostante siano usciti dal carcere, per Racz e Loyos la strada verso il ritorno alla normalita' appare ancora in salita. E' il 18 febbraio quando i due romeni vengono arrestati per la violenza avvenuta a San Valentino nel parco della Caffarella, dove una coppia di giovanissimi fidanzati viene aggredita e rapinata, la ragazzina di soli 14 anni viene violentata mentre il ragazzo e' immobilizzato e costretto ad assistere allo stupro. Partono le indagini della squadra mobile, viene battuta palmo a palmo la zona teatro della violenza, vengono raccolte tracce biologiciche. A quattro giorni da quel tragico pomeriggio, sembra arrivare la svolta. Anche grazie all'identikit disegnato grazie alle vittime, il cerchio si stringe intorno a due romeni, che non sono sconosciuti agli investigatori.

Loyos, 20 anni, viene fermato per accertamenti. L'arresto per lui scatta alle 4.00 di mattina del 18 febbraio, dopo la confessione. Poco dopo viene catturato in un campo nomadi di Livorno anche il secondo romeno, Racz, 36 anni, tirato in ballo dall'amico Loyos. Su di lui cadono sospetti anche per lo stupro del 21 gennaio scorso a Primavalle quando la vittima, una donna di 41 anni, fu aggredita e stuprata dopo essere scesa dall'autobus. Riconoscimento delle foto segnaletiche da parte della vittima della violenza, tracce biologiche, anche se ancora da sottoporre ad esame, una confessione, precedenti per furto e ricettazione: con l'arresto dei due romeni, il caso sembra risolto. Il 19 febbraio il pubblico ministero Vincenzo Barba chiede la convalida dei fermi e dispone lo svolgimento di una perizia tecnica affidata alla polizia scientifica che prendera' in esame numerosi oggetti (fazzoletti di carta, cicche) trovati nel luogo dell'aggressione e anche abiti appartenenti ai due fermati.

Intanto, pero', davanti al pm, Karol Racz respinge le accuse, spiegando tra l'altro di non sapere perche' Loyos lo abbia accusato non essendoci stato mai tra loro alcuno screzio. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia anche Loyos ritratta. Avrebbe inizialmente ammesso il concorso nella violenza sessuale perche', spiega al magistrato, avrebbe subito pressioni e torture fisiche da suoi connazionali. In ogni caso, dopo aver ascoltato i due a Regina Coeli, il gip Valerio Savio convalida i fermi. Racz e Loyos restano in carcere: contro di loro ci sono gravi indizi. Le prime analisi del test del dna effettuato nei confronti dei due romeni non inchiodano pero' gli arrestati. I profili genetici di Loyos e Racz non corrispondono in maniera univoca a quelli rilevati dalle tracce biologiche ritrovate sui vestiti e sul corpo della giovane vittima.

Il 2 marzo nuovi accertamenti di natura tecnico-scientifica vengono disposti dal magistrato per chiarire il 'mistero' del Dna e i dubbi che i primi risultati di questo esame hanno provocato circa la posizione dei due romeni. Qualche giorno piu' tardi, il 5 marzo, le comparazioni fatte dal nuovo consulente del pubblico ministero Vincenzo Barba, Carla Vecchiotti, confermano le conclusioni dei risultati della scientifica. Le tracce biologiche ritrovate sul luogo dello stupro non sono riconducibili ai due romeni arrestati. Dopo il verdetto del test del dna, arriva anche quello del Tribunale del Riesame, presieduto da Francesco Taurisano, che annulla, dopo una lunga camera di consiglio, l'ordinanza di custodia cautelare emessa contro di loro. Non sono ne' Racz ne' Loyos gli stupratori della Caffarella.

Restano pero' ombre sul perche' il 'biondino' abbia mentito, confessando di aver commesso lo stupro e puntando il dito contro l'amico Racz. Intanto, sul fronte investigativo le indagini proseguono e, il 20 marzo, scattano due nuovi arresti. A finire in manette Jean Ionut Alexandru, 18 anni, e Oltean Gavrilia, 27 anni: i due, incastrati anche grazie ad alcune rapine messe a segno nei giorni precedenti allo stupro, confessano anche la violenza sessuale. Sono loro gli stupratori della Caffarella. Intanto, per Racz prima e per Loyos poi, si spalancano le porte del carcere. Per una ventina di giorni, tuttavia, gli stupratori della Caffarella hanno assunto i nomi e i volti del 'biondino' e di 'faccia da pugile'. Quei volti sbattuti sulle prime pagine dei giornali e in tv, che, forse, sono rimasti piu' impressi delle facce di Alexandru e Gavrilia. Cosi', a oltre un mese dalla riconquista della liberta', per Racz e Loyos resta ancora difficile scrollarsi di dosso l'incubo in cui sono finiti.

Articlolo scritto da: Adnkronos