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‘Avanza il deserto nei centri storici’

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CASENTINO – Avanza il deserto nei centri storici del Casentino: è l’allarme lanciato dagli imprenditori del terziario, di cui si fa interprete il presidente della delegazione Confcommercio Aldemo Baracchi. “La grande distribuzione ha spostato in maniera drammatica il baricentro della vita cittadina, le nuove generazioni hanno perso il gusto di frequentare il centro. Di questo passo i paesi e le città del Casentino rischiano di trasformarsi in gusci vuoti senza alcuna attività economica a presidiarli”.

Baracchi porta un esempio: “ci sono giorni in cui i commercianti di Bibbiena alta non battono uno scontrino. Non è solo colpa della contrazione dei consumi, è anche il chiaro sintomo di un abbandono progressivo del centro. Per fortuna le nostre sono imprese consolidate, capaci di resistere ai momenti difficili, ma il punto è un altro: vogliamo sapere con certezza se vale ancora la pena di investire soldi ed energie per restare aperti nei centri storici”.

Quella del presidente dei commercianti vuole essere una chiamata di responsabilità verso gli amministratori, locali e non solo, che devono trovare il modo di cambiare le cose. “Il commercio non può accollarsi da solo la responsabilità di quanto accade. Se i centri storici stanno diventando dormitori, forse è il caso che tutti, a partire dagli amministratori, si interroghino sulle cause”. Alcune sono sotto gli occhi di tutti: “viabilità inefficiente, parcheggi inadeguati, tempi che si raddoppiano anche per una semplice commissione, arredo urbano obsoleto, mancanza di servizi e animazione. In generale – sottolinea il presidente – i nostri centri soffrono di una perdita di competitività. Oggi la gente considera necessari altri valori: l’animazione per bambini organizzata dai grandi centri commerciali, per esempio, piuttosto che la passeggiata in un luogo storico. Siamo di fronte a cambiamenti culturali che richiedono un impegno da parte di tutti gli attori sociali ed economici per essere guidati verso una direzione che non contrasti con la vocazione della nostra valle”.

Un dato di fatto incontrovertibile per l’associazione di categoria è che “se i negozi abbandonano i centri storici, possiamo chiudere le nostre città. Prima di tutto ai turisti, che non considerano attraenti luoghi-museo senza servizi, poi, piano piano, ai residenti. La rete distributiva tradizionale nei luoghi di montagna come i nostri si è sempre assunta l’onere di presidiare le città e dare un servizio, soprattutto ai più anziani, a volte anche al di là delle questioni di redditività. Ma un’impresa non è un servizio sociale e deve confrontarsi con il bilancio di fine anno”.

“Le strategie per salvare imprese e centri storici ci sono – avverte Baracchi – è importante che la rete del piccolo commercio trovi coesione, poi che gli enti locali ci sostengano di fronte alle banche e con finanziamenti ad hoc, per esempio per la ristrutturazione dei locali, l’apertura di nuove attività in centro, la creazione di nuovi servizi ai clienti come il baby parking. Positiva è l’iniziativa della Comunità Montana del Casentino, che estenderà al commercio i finanziamenti prima riservati all’artigianato, ma dobbiamo anche creare un pool di esperti che facciano confluire nella vallata i fondi stanziati da Regione ed altri enti”.