ROMA – L'uomo, il padre, lo scienziato. A 100 anni dalla consegna del Premio Nobel per la Fisica a Guglielmo Marconi, la Fondazione Ugo Bordoni lo ricorda, venerdì prossimo, nella Sala della Protomoteca del Campidoglio con due giornate di incontri e convegni dal titolo 'Guglielmo Marconi: la radio, il Nobel e i 100 anni che hanno sconvolto il mondo'. Presenti, tra gli altri, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del sindaco di Roma Gianni Alemanno.
''La Fondazione Bordoni ha promosso il ciclo delle 'Giornate di Studi Marconiane' per rispondere a due esigenze particolari'', ha spiegato il presidente della Fondazione, Enrico Manca. ''Vogliamo rendere un convinto omaggio alla poliedrica, geniale personalità di Guglielmo Marconi – ha aggiunto – ricercatore, inventore, imprenditore, un vero e proprio manager della scienza, richiamando al contempo con forza e determinazione, la crucialita' della ricerca e dello sviluppo tecnologico – ha proseguito – per affrontare le sfide della globalizzazione e della competitivita' internazionale''.
''Bisogna fare innovazione e rendere vivo l'interesse per la ricerca – ha continuato Manca – A distanza di 100 anni dall'assegnazione del Premio Nobel a Marconi vogliamo riscoprire l'attualita' dell'uomo e dello scienziato, ragionare sul futuro delle telecomunicazioni, di cui Marconi aveva fatto scoccare la scintilla definitiva''. Attesi in Campidoglio l'11 dicembre, accanto al presidente della Fondazione Ugo Bordoni, il nipote del Nobel Guglielmo Giovannelli Marconi, la figlia Elettra, il presidente della Fondazione Marconi, Gabriele Falciasecca, il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, il Premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia, Corrado Calabro', presidente dell'Autorita' per le Garanzie nelle Comunicazioni, Gianni Letta, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Monistri.
''Purtroppo non ho conosciuto mio nonno, ma ho vissuto cullato dai suoi ricordi. Testimonianze importanti sull'uomo, sul padre, squarci di vita e di esistenza, soprattutto privata – ha raccontato all'ADNKRONOS da Stoccolma, il nipote principe Guglielmo Giovanelli Marconi, invitato accanto alla madre Elettra, al Simposio Internazionale dal titolo 'A wireless world', promosso dall'Ambasciata italiana, dal Ministero dei beni e delle attivita' culturali, dal Museo della Tecnica di Stoccolma, dall'Agenzia spaziale svedese. ''Mio nonno era un un uomo simpaticissimo, di straordinaria compagnia, amava il teatro, il cinema, la musica, profondo conoscitore e amante dell'opera lirica. Un melomane convinto- ha proseguito il principe Giovanelli Marconi – Era spesso a casa di Puccini a Torre del Lago, ma anche al Vittoriale da Gabriele d'Annunzio''.
''Un'amicizia profonda tra i due. Mio nonno assiste' all'impresa di Fiume e il Vate, riconoscente, scriveva versi per mia nonna – ha aggiunto il nipote e unico erede del Premio Nobel – Aveva una predilizione particolare per le opere di George Bernard Shaw, che conosceva personalmente, per i film di Charlot. Non e' un caso che a Hollywood volle conoscere Charlie Chaplin. Ma amava anche le corse e i cavalli, era un habitué dell'ippodromo di Ascot dove amava conversare con Churchill''. Apparentemente chiuso, introverso con i colleghi, Guglielmo Marconi era un uomo completamente diverso lontano dal suo lavoro.
''Mio nonno – ha continuato Guglielmo Marconi junior – era semplicemente un uomo prudente''. ''Temeva l'ambiente scientifico perche' aveva avuto esperienze negative con i colleghi. Non si fidava di loro, tanto meno del governo italiano. Quanto chiese la collaborazione finanziaria del ministero delle Poste e Telegrafi, guidato da Pietro Lacava, dopo aver illustrato l'invenzione del telegrafo senza fili – ha ricordato ancora – non soltanto mio nonno non fu creduto, ma la lettera senza alcuna risposta scritta venne liquidata dal ministro con una breve dedica 'alla Longara'.
Insomma lo prese per matto. Perché alla Longara c'era un manicomio. Mio nonno decise allora di brevettare la sua scoperta in Inghilterra, particolarmente interessata per i possibili e futuri contatti con le numerose colonie che possedeva in tutto il mondo. Quel volontario esilio fu la sua fortuna''.
Articlolo scritto da: Adnkronos