Home Cultura e Eventi Cultura Agrienergie scaldano e illuminano 7 comuni del territorio

Agrienergie scaldano e illuminano 7 comuni del territorio

0
Agrienergie scaldano e illuminano 7 comuni del territorio

AREZZO – Interi centri abitati riscaldati con energie rinnovabili, come Cetica in Casentino, Falciano (Subbiano), e due paesi in cui gran parte della case, già dalla fine di quest'anno, potranno “staccare” le centrali a gasolio e passare al teleriscaldamento con cippato di legno, Falciano (Subbiano) e Carda (Castel Focognano). La provincia di Arezzo, anche se non nelle prime posizioni tra le aree della Toscana per l'uso delle energie rinnovabili, al primo posto c'è la provincia di Grosseto seguita da quella di Siena, ha intrapreso un percorso che la porterà a realizzare impianti e sistemi già a partire dal prossimo anno.

Secondo i dati diffusi da Arsia nel corso della manifestazione Agrienergie in programma sino a domani al Centro Affari aretino, le potenzialità della provincia sono notevoli. Entro il 2009 sarà ultimato il progetto della Comunità Montana del Casentino a Castelfocognano, mentre nel 2010 saranno ultimati gli impianti nel Comune di Montevarchi e Terranova Bracciolini. La ricerca di Arsia evidenzia le possibili disponibilità di materie prime convertibili in agrienergie, dopo averle sottoposte a un triplice vaglio: la loro compatibilità ambientale, quella paesaggistica, e la loro economicità. Così, per esempio, su una superficie boscata utilizzabile di oltre 1 milione di ettari la superficie nella quale gli interventi forestali per la raccolta degli scarti della lavorazioni forestali risulterebbero compatibili economicamente è inferiore alla metà (485.000 ettari). Gli impianti presenti e futuri della provincia di Arezzo, sommati a quelli delle altre zone hanno un potenziale di produzione che, se potesse essere messo insieme, potrebbe creare energia per oltre 4 milioni di tonnellate annue: gran parte dell'energia prodotta (oltre l'80%) proverrebbe da biomasse, il 13% verrebbe utilizzata per realizzare biocarburanti.

Dunque, in pochi anni in gran parte delle aree rurali della provincia di Arezzo ci si riscalderà utilizzando i residui dei diradamenti nel bosco o delle potature di vigne e oliveti delle campagne. Vale la pena ricordare, infatti, che la tecnologia sviluppata in questi ultimi anni può permettere all’agricoltore di raccogliere questo materiale disperso, di renderlo adatto a una combustione automatizzata, di immetterlo nel ciclo termico con impianti a altissima resa (sino a oltre il 90%), quindi senza alcuna dispersione, e quando possibile, di utilizzarlo per alimentare altri impianti nella stessa area, magari per riscaldare un vicino borgo rurale. L’imprenditore che si avventura in questo percorso ha il pieno sostegno pubblico. La Regione attraverso il piano di investimenti e il piano di sviluppo rurale contribuisce all’acquisto di macchinari e di impianti con quote che vanno dal 40 al 60% del costo. E un guadagno consistente è previsto anche per l’utente finale con una bolletta dimezzata rispetto a quella pagata per l’impianto Gpl e gasolio.